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B2art· 1020 words · 8 min

Michelangelo e la Cappella Sistina

Michelangelo and the Sistine Chapel

Italian Text

1020 words
Nell'immaginario collettivo, poche opere d'arte occidentali evocano un senso di meraviglia paragonabile a quello suscitato dalla volta della Cappella Sistina, dipinta da Michelangelo Buonarroti tra il 1508 e il 1512. Commissionato da papa Giulio II — pontefice di carattere bellicoso e di ambizione smisurata — il ciclo pittorico rappresenta uno degli episodi più straordinari della storia dell'arte, tanto per la qualità tecnica quanto per la densità simbolica. Che Michelangelo fosse riluttante ad accettare l'incarico è testimoniato dai suoi stessi carteggi: egli si considerava principalmente scultore, non pittore, e avrebbe preferito completare il monumentale sepolcro di Giulio II, progetto destinato a diventare, per stessa ammissione dell'artista, «la tragedia della sua vita». La Cappella Sistina — così denominata dal nome del pontefice Sisto IV della Rovere, zio di Giulio II, che ne aveva promosso la costruzione nel 1477 — presentava già un ricco apparato decorativo: le pareti laterali erano ornate da affreschi di Perugino, Botticelli, Ghirlandaio e Rosselli, raffiguranti le Storie di Mosè e di Cristo. La volta, tuttavia, appariva decorata semplicemente con un cielo stellato, giudicato ormai insufficiente rispetto alla nuova sensibilità rinascimentale. Giulio II, desideroso di affermare il prestigio della propria famiglia e la grandezza della Chiesa romana, convocò Michelangelo nel 1508 per affidargli l'impresa titanica di ridipingere l'intera superficie — circa cinquecento metri quadrati — con un programma iconografico di ampio respiro. Il progetto iniziale prevedeva la rappresentazione dei dodici apostoli. Michelangelo, tuttavia, giudicò tale soluzione «povera» e propose al pontefice uno schema assai più ambizioso, che egli stesso avrebbe potuto elaborare liberamente. Accordata la richiesta, l'artista si mise al lavoro ideando un'architettura dipinta che suddivideva la volta in nove riquadri centrali dedicati alle Storie della Genesi, dalla Separazione della luce dalle tenebre alla Ebbrezza di Noè. Attorno ai riquadri disponeva figure di profeti e sibille — interpretata, quest'ultima categoria, come prefigurazione pagana del cristianesimo — nonché ignudi, giovani atletici di bellezza impressionante, e scene degli antenati di Cristo. L'insieme costituisce una sintesi visiva della concezione neoplatonica che considerava l'intera storia umana, dal Caos primordiale fino alla Redenzione, come un'unica, sublime parabola. La tecnica adottata fu quella dell'affresco a buon fresco: il pigmento, applicato su intonaco ancora umido, penetra chimicamente nella superficie garantendo durata secolare. Che un'opera di tale complessità sia stata realizzata in soli quattro anni, in condizioni fisiche estenuanti — il pittore lavorava con la testa rovesciata all'indietro sulle impalcature, la polvere di calce gli cadeva negli occhi — costituisce un primato ancora oggi difficilmente eguagliabile. In una celebre lettera a Giovanni da Pistoia, Michelangelo descrisse ironicamente le deformazioni fisiche sofferte: «la barba al cielo, e la memoria / sento in sullo scrigno, e 'l petto fo d'arpia». Se si pensa che l'artista aveva già compiuto trentatré anni all'inizio del lavoro e ne avrebbe compiuti trentasette al suo termine, si coglie la portata dello sforzo compiuto. Fra gli episodi più celebri della volta spicca la Creazione di Adamo, nel quale le dita di Dio e dell'uomo si sfiorano senza toccarsi, immagine divenuta un'icona universale dell'arte occidentale. Gli studiosi hanno proposto innumerevoli interpretazioni di quel gesto sospeso: trasmissione dell'anima, scintilla della coscienza, impulso creativo non ancora consumato. Nel 1990, il medico americano Frank Lynn Meshberger ipotizzò che la figura di Dio e degli angeli circostanti riproducesse sorprendentemente la forma anatomica del cervello umano, suggerendo che Michelangelo, dotto conoscitore di anatomia grazie alle dissezioni clandestine praticate fin dalla giovinezza, avesse voluto alludere al dono divino dell'intelligenza. Nel 1536 Michelangelo, allora già ultrasessantenne e tornato a Roma dopo anni turbolenti, accettò una seconda commissione destinata alla stessa cappella: il Giudizio Universale sulla parete dell'altare. Ultimata nel 1541, l'opera costituisce il capolavoro del cosiddetto «ultimo Michelangelo», pervaso da un senso tragico e da una drammaticità titanica che il Vasari giustamente attribuì all'influenza della crisi religiosa dell'epoca, scossa dalla Riforma protestante. I corpi torniti e ideali della volta lasciano il posto a figure tese, contorte, affollate, immerse in un'atmosfera di sgomento. Alcune nudità scandalizzarono Pio IV, il quale, dopo la morte dell'artista nel 1564, fece aggiungere i celebri «braghettoni» di Daniele da Volterra per velare le parti giudicate oscene — intervento di parziale censura che il restauro novecentesco decise in gran parte di conservare, rispettando la stratificazione storica dell'opera. Nel corso dei secoli gli affreschi subirono un progressivo annerimento causato dalla fuliggine delle candele, dal fumo degli incensi e dalla polvere. Qualora non fosse stato intrapreso il grande restauro condotto tra il 1980 e il 1994 dai Musei Vaticani, le future generazioni avrebbero continuato a percepire l'opera sotto una patina ingannevole. L'intervento di pulitura, diretto da Gianluigi Colalucci, restituì alla pittura la sua gamma cromatica originaria: colori vivaci, accostamenti arditi, quasi squillanti, che smentivano radicalmente l'immagine tradizionale di un Michelangelo cupamente plastico. Il restauro suscitò, com'era prevedibile, polemiche accese: alcuni critici sostennero che si fosse rimossa una patina «michelangiolesca», ma l'opinione prevalente accolse con favore la riscoperta dei colori autentici. Oggi la Cappella Sistina accoglie circa sei milioni di visitatori all'anno, attirati non soltanto dal valore artistico ma dal suo ruolo istituzionale: è infatti qui che si svolge il Conclave per l'elezione del pontefice. Il capolavoro di Michelangelo continua a incarnare, come pochi altri, l'alleanza cinquecentesca fra potere spirituale, ambizione politica e genio creativo — alleanza forse irripetibile, ma il cui frutto rimane incommensurabile.

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Vocabulary Glossary

immaginario collettivocollective imagination

academic collocation

densità simbolicasymbolic density

art-critical collocation

bellicosobellicose, warlike

formal adjective

ambizione smisurataboundless ambition

formal collocation

carteggiocorrespondence, letters

formal noun

apparato decorativodecorative apparatus

art-historical collocation

impresa titanicatitanic enterprise

formal collocation

programma iconograficoiconographic programme

art-historical term

ignudonude figure (Michelangelo specific)

art-historical term

concezione neoplatonicaNeoplatonic conception

philosophical collocation

buon frescobuon fresco (true fresco)

technical art term

drammaticità titanicatitanic dramatic quality

art-critical collocation

braghettonibreeches (censoring additions)

art-historical term

patinapatina

art-historical term

stratificazione storicahistorical stratification

restoration-theory collocation

Comprehension Questions

1.Quale papa commissionò la volta della Cappella Sistina nel 1508?

2.Quanti riquadri centrali suddividono la volta?

3.Quale tecnica pittorica usò Michelangelo per la volta?

4.In che anno fu completato il Giudizio Universale?

5.Chi aggiunse i «braghettoni» per coprire le nudità?

6.Chi diresse il restauro novecentesco della Cappella Sistina?

7.

8.

9.

10.