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B1reflection· 875 words · 6 min

Una Decisione che Ha Cambiato Tutto

A Decision That Changed Everything

Italian Text

875 words
Ho sempre diffidato delle persone che dicono di aver cambiato la loro vita in un solo giorno. Di solito, guardando bene, si scopre che quel giorno è solo la punta visibile di un iceberg di pensieri, dubbi, frasi ascoltate per sbaglio. Anche nel mio caso è stato così. La decisione che ha cambiato tutto, ve la racconto qui, sembra essere stata presa una domenica mattina di ottobre in cucina, ma in realtà stava maturando da almeno due anni, come un frutto che aspetta solo un soffio di vento per cadere dall'albero. A quell'epoca lavoravo come architetto in uno studio di Napoli, guadagnavo abbastanza bene, e vivevo con Marco, il mio compagno di allora, in un appartamento luminoso con vista sul Vesuvio. Sulla carta, tutto era in ordine. In pratica, però, da mesi mi svegliavo alle cinque del mattino con la sensazione che qualcuno mi stesse schiacciando il petto. Non era una cosa medica, lo sapevo, perché avevo fatto gli esami e stavo benissimo. Era, più semplicemente, una forma di malessere che non avevo il coraggio di guardare negli occhi. Marco, che con me era sempre stato paziente, aveva cominciato, lentamente, a perdere la pazienza. 'Sei sempre altrove', mi diceva. 'Quando parli con me, ho la sensazione che stai pensando a un'altra cosa'. Aveva ragione, e non solo nel senso in cui lui lo intendeva. Pensavo spesso a Lisbona. Ci ero stata tre anni prima per un concorso, avevo passato soltanto cinque giorni in quella città, e per qualche ragione che non so ancora spiegare bene, quei cinque giorni erano rimasti dentro di me come un chiodo che non riuscivo a togliere. La domenica mattina di cui parlavo, Marco era uscito per andare a correre, come faceva ogni fine settimana. Io preparai un caffè, mi sedetti al tavolo di cucina e aprii il mio taccuino. Ci scrissi, in alto, una domanda: 'Se avessi dieci anni di vita in meno di quelli che penso di avere, cosa farei adesso?'. La risposta uscì subito, con una nitidezza che mi sorprese: 'Andrei a Lisbona'. Era una risposta assurda, e me ne rendevo conto. Non parlavo bene portoghese, non avevo un lavoro lì, avevo poco più di trentamila euro di risparmi. Eppure quella frase, una volta scritta, non si lasciava cancellare. Quando Marco tornò, un'ora dopo, sudato e di buon umore, mi trovò seduta allo stesso posto. Gli feci leggere il foglio. Lui lo lesse due volte, in silenzio, e poi mi chiese: 'E io?'. Non avevo una risposta pronta, ma sapevo una cosa: se la risposta fosse stata 'vieni con me', l'avrei scritta subito dopo la prima frase. Non l'avevo scritta. Piangemmo insieme, quella mattina, in un modo calmo, senza accuse, come due persone che si rispettano abbastanza da non raccontarsi bugie solo per non farsi male. Nei due mesi successivi organizzai tutto con una lucidità che non mi riconoscevo. Diedi le dimissioni dallo studio, subaffittai l'appartamento a una collega che si stava separando, vendetti alcuni mobili, ne lasciai altri in una cantina. Marco mi aiutò a fare i pacchi, con una gentilezza che mi faceva più male della rabbia. La sera prima della partenza mi disse: 'Se un giorno torni, non aspettarti che io sia ancora qui. Ma non aspettarti neanche il contrario'. È stata, credo, una delle frasi più oneste che io abbia mai sentito, e la ricordo ancora con gratitudine. Arrivai a Lisbona a gennaio, con due valigie e un lavoro da cui si poteva lavorare a distanza per uno studio di Madrid. I primi mesi furono molto meno romantici di come li avevo immaginati. Dormivo in una camera piccola nel quartiere di Graça, con una signora di settant'anni che parlava solo portoghese e un gatto che detestava tutti. Pioveva quasi sempre. Piangevo in metropolitana per nessun motivo apparente. Una sera mi ritrovai a mangiare un toast a una fermata della stazione Rossio e pensai: 'Cosa sto facendo, esattamente?'. Non sapevo rispondere. Però non volevo tornare indietro, e questo, in quel momento, mi bastava. Sono passati sei anni. Oggi vivo ancora a Lisbona, ho un mio piccolo studio con un socio portoghese, parlo una lingua che amo più di quanto avrei potuto immaginare, e ogni tanto Marco mi scrive un messaggio per il compleanno. Si è sposato con una donna che stimo molto, anche se non l'ho mai conosciuta di persona. Se qualcuno mi chiedesse se quella domenica di ottobre avessi fatto la scelta giusta, risponderei che non è la domanda giusta. Non c'era una scelta giusta: c'era una scelta onesta. Ho scelto me, a un prezzo che ho pagato per intero, senza illudermi che fosse gratis. E forse è di questo che parliamo, quando parliamo di decisioni che cambiano tutto: non di coraggio, ma di un certo tipo di onestà con se stessi, che arriva, se arriva, quando non si può più rimandare.

English Translation

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Vocabulary Glossary

diffidatodistrusted
punta dell'icebergtip of the iceberg

idiomatic

soffio di ventopuff of wind
schiacciando il pettocrushing the chest
malessereunease, ill feeling
altroveelsewhere
chiodonail
taccuinonotebook
nitidezzaclarity, sharpness
dimissioniresignation
subaffittaiI sublet

from subaffittare

cantinacellar, basement storage
rimandareto postpone
stimoI esteem, I respect
illudermito delude myself

from illudersi

Comprehension Questions

1.Che lavoro faceva la protagonista prima?

2.Come si chiamava il suo compagno?

3.Quale città le era rimasta dentro dopo un viaggio breve?

4.Che domanda si è scritta sul taccuino?

5.Cosa le disse Marco la sera prima della partenza?

6.Cosa fa oggi la protagonista?

7.I primi mesi a Lisbona furono molto romantici come se li era immaginati.

8.La decisione è stata preparata per circa due anni.

9.La protagonista aveva poco più di __________ euro di risparmi.

10.A Lisbona dormiva con una signora di settant'anni che parlava solo __________.