FastItalian Learning
All readings
B1fiction· 886 words · 7 min

La Porta che non si Apriva

The Door That Wouldn't Open

Italian Text

886 words
Avevo firmato il contratto d'affitto senza guardare troppo da vicino. L'appartamento, in una vecchia palazzina di Verona vicino a Ponte Pietra, era luminoso, costava poco, e disponibile subito: a settembre, con l'inizio del nuovo lavoro, non avevo avuto il tempo di essere pignola. Solo il giorno del trasloco, quando la proprietaria mi aveva consegnato un mazzo di sette chiavi, mi accorsi che una di quelle chiavi non aveva etichetta, mentre tutte le altre riportavano, con una grafia minuta, il nome della porta corrispondente: ingresso, cantina, bagno, camera, studio, ripostiglio. La signora Fioretti, una donna sulla sessantina con lo sguardo gentile ma distante, mi spiegò velocemente ogni chiave. Quando arrivammo a quella senza etichetta, disse soltanto: «Questa è della porta in fondo al corridoio. Non si apre. Non ci ho mai provato davvero, a dire il vero. Se vuole, la lasci pure chiusa.» Non aggiunse altro, e qualcosa nel suo modo di dirlo mi fece capire che non voleva essere incalzata. Le firmai la ricevuta, lei mi salutò, e io rimasi sola con un appartamento pieno di scatoloni e una porta sospetta in fondo al corridoio. Per le prime settimane cercai di non pensarci. Avevo troppe cose a cui badare: il nuovo ufficio, i colleghi da conoscere, le abitudini da ricostruire in una città dove non conoscevo quasi nessuno. Quella porta di legno scuro restava chiusa come un punto interrogativo silenzioso ogni volta che passavo davanti. Era più piccola delle altre, stretta, con una maniglia di ottone ossidato. Provai due volte, per curiosità, a inserire la chiave senza etichetta: la chiave entrava, ma girava a vuoto, come se la serratura fosse inceppata o, peggio, come se non ci fosse serratura del tutto. Una sera di novembre, rientrando dal lavoro, notai che sotto la porta filtrava una striscia di luce. Pensai subito a un cortocircuito, anche se in quell'ambiente non dovrebbero esserci luci. Chiamai immediatamente la signora Fioretti, che rispose dopo molti squilli con una voce stanca. Le spiegai la situazione, e lei, dopo un lungo silenzio, disse: «Aspetti, arrivo tra mezz'ora.» Non sembrava sorpresa. Sembrava, piuttosto, che avesse temuto per anni questa telefonata. Quando arrivò, aveva in mano una chiave diversa da quella che mi aveva dato. La inserì nella serratura, la girò con fatica — dovette usare entrambe le mani — e la porta si aprì con un cigolio basso. Entrammo. Non era una stanza: era uno sgabuzzino stretto, di circa due metri per tre, con una vecchia lampadina ancora accesa e, contro la parete, una piccola libreria di legno, una sedia, una scrivania. Sulla scrivania c'erano fogli ingialliti, penne stilografiche di decenni fa, un diario aperto a una pagina scritta a mano, un paio di occhiali da vista. Tutto era impolverato, ma non in modo caotico: era l'ordine di chi aveva lasciato quel posto pensando di tornare. La signora Fioretti si sedette lentamente sulla sedia, come se le gambe non la reggessero più. «Era lo studio di mio padre», disse a voce molto bassa. «È morto venticinque anni fa, qui dentro, all'improvviso. Un infarto. Quando mia madre lasciò l'appartamento, decise di non svuotare questa stanza. Chiuse la porta e buttò la chiave. Io credevo di aver fatto lo stesso, quando cominciai ad affittare. Invece la chiave l'avevo tenuta, senza accorgermene, in un cassetto di casa mia. La lampadina... non so come sia possibile. Pensavo che il contatore fosse spento da decenni. Forse qualcuno ha cambiato qualcosa durante un sopralluogo, tanti anni fa, e nessuno se n'è mai accorto.» Restammo in silenzio per qualche minuto. Guardai il diario aperto sulla scrivania, ma non osai leggere. La signora Fioretti si alzò, passò la mano sul dorso dei libri, senza prenderne nessuno. «Se vuole, le abbasso l'affitto del venti per cento», disse poi con voce più ferma, «e mi faccio dare un mese di tempo per svuotarla. Non voglio che si senta a disagio.» Le risposi che non c'era fretta. Le dissi che, finché lei aveva bisogno di quel tempo, la stanza poteva restare com'era. Lei mi guardò, sorrise con un sorriso piccolo, uno di quelli che non si esibiscono spesso, e mi ringraziò. Tornò due volte nei mesi successivi, portando via ogni volta qualche oggetto con calma: un libro, un occhiale, infine il diario. L'ultima volta mi lasciò la lampadina, spenta stavolta, come se fosse un piccolo testimone. La porta, adesso, è aperta: dentro ci ho messo la mia bicicletta, un tappeto e qualche scaffale vuoto. A volte, la sera, mi capita di fermarmi sulla soglia e pensare che certe porte, prima di aprirsi, hanno bisogno del permesso di chi le ha chiuse.

English Translation

Try reading the Italian first. Click "Show" if you need help — but only after your best attempt.

Vocabulary Glossary

pignolapicky / nitpicky

colloquial adjective

un mazzo di chiavia bunch of keys
grafia minutasmall handwriting

descriptive collocation

incalzareto press / urge

verb

un punto interrogativo silenziosoa silent question mark

literary metaphor

girare a vuototo turn uselessly

technical idiom

cigoliocreaking sound

onomatopoeic noun

ingiallitiyellowed

past participle/adjective

penne stilografichefountain pens
pensando di tornarethinking of returning

gerund after pensare

infartoheart attack

medical term

contatoreelectricity meter

technical word

sopralluogoinspection / on-site visit

formal noun

sogliathreshold
testimonewitness

used metaphorically

Comprehension Questions

1.Dove si trova l'appartamento?

2.Perché la narratrice nota qualcosa di strano sulle chiavi?

3.Cosa succede quando la narratrice prova la chiave senza etichetta?

4.Cosa induce la narratrice a chiamare la proprietaria?

5.Cosa c'era dentro la stanza chiusa?

6.Cosa offre la signora Fioretti alla narratrice dopo aver aperto la porta?

7.La narratrice legge il diario appena lo vede.

8.Alla fine, la stanza viene riutilizzata dalla narratrice per mettere la bicicletta e altre cose.

9.Il padre della signora Fioretti è morto di ___ venticinque anni prima.

10.La signora Fioretti, l'ultima volta, lasciò alla narratrice la ___ spenta come un piccolo testimone.