FastItalian Learning
All readings
B1fiction· 877 words · 7 min

La Notte dell'Incendio

The Night of the Fire

Italian Text

877 words
Quella sera di febbraio, a Firenze, avevo deciso di cucinare per la prima volta nel mio nuovo appartamento. Mi ero appena trasferita, la cucina era ancora a metà, con scatoloni ammucchiati in un angolo e una sola luce appesa al soffitto senza plafoniera. Avevo invitato mia cugina Viola a cena, per celebrare, avevamo detto scherzando, «la fine dei giorni del microonde». Il menu era semplice: pasta al pomodoro, un secondo di pollo al limone, un'insalata. Niente di ambizioso, ma per me, che fino a un mese prima vivevo con mio padre, era già un'impresa. Viola era arrivata alle otto, con una bottiglia di vino rosso e il sorriso complice di sempre. Io stavo finendo di sistemare la tavola in soggiorno quando lei si era offerta di occuparsi del pollo mentre io cuocevo la pasta. Ci eravamo divise i compiti come fosse un gioco. Avevamo aperto il vino, avevamo alzato la musica, stavamo raccontandoci le ultime due settimane di lavoro. Nel rumore della serata tranquilla, non feci subito caso al cambiamento di odore che, pian piano, stava invadendo la cucina. Viola, invece, più attenta, si girò di scatto verso il fornello. Il pollo si era attaccato al fondo della padella. Lei aveva abbassato leggermente la fiamma, ma l'olio — forse troppo — aveva iniziato a surriscaldarsi, e un filo di fumo nero stava salendo. «Annalisa, guarda», disse. Mi avvicinai e, con una mossa istintiva che ancora rimprovero a me stessa, presi uno straccio bagnato che avevo in mano e lo poggiai vicino al fornello per spostare la padella. Non so cosa accadde esattamente: forse lo straccio toccò la fiamma, forse una scintilla cadde sullo strofinaccio vicino. Di colpo, una fiammata si alzò, rapida e sorprendente, leccando la parete dietro i fornelli. Mi ricordo che feci un passo indietro, come se il tempo si fosse rallentato. Viola, invece, reagì subito. «Spegni il gas», disse con una calma che non era sua. Fece come fosse una cosa naturale, come se avesse provato la scena mille volte. Afferrò il coperchio di una pentola pulita, lo mise sopra la padella in fiamme, senza gettare acqua. Io chiusi la valvola del gas sotto il lavello. Il fumo riempiva in fretta la cucina, ma le fiamme, private dell'ossigeno, si placarono entro pochi secondi. Viola aprì la finestra. Le lacrime mi scendevano per il fumo e per la paura, confusi in una sola cosa. Nonostante la rapidità con cui avevamo agito, il danno era visibile: la parete dietro il fornello era annerita, un pensile aveva preso in un angolo, e l'intonaco si era scurito fino al soffitto. Il rilevatore di fumo, che per fortuna avevo installato qualche giorno prima perché mio padre aveva insistito, suonò in ritardo, quando ormai la situazione era sotto controllo. Sentivamo le voci di alcuni vicini nel corridoio, allarmati. Suonarono alla porta. Un signore del piano di sopra, in pantofole, chiese se stavamo bene. Gli dicemmo di sì, ci scusammo per lo spavento, gli spiegammo brevemente. Scosse la testa e ci disse soltanto: «Meglio un pensile annerito che un ospedale. Avete chiamato i pompieri?» Li chiamammo, pur avendo già spento. Arrivarono quindici minuti dopo, con efficienza e senza drammatizzare. Controllarono la parete, ispezionarono i fili elettrici dietro il pensile, ci diedero alcuni consigli pratici: mai gettare acqua su una padella in fiamme, avere sempre un coperchio a portata di mano, non lasciare mai lo straccio vicino al fornello. Ci dissero anche, con gentilezza un po' paterna, che avevamo fatto una cosa molto intelligente a soffocare le fiamme e a non farci prendere dal panico. Il capo squadra, mentre compilava il verbale, mi guardò e sorrise: «Signora, benvenuta a Firenze. Adesso è proprio casa sua.» Ridemmo, nonostante la stanchezza. Quando i pompieri se ne andarono, erano quasi le undici. Ci sedemmo sul divano, con la porta della cucina socchiusa per far uscire l'odore di fumo, e Viola tirò fuori, dalla borsa, un pacchetto di patatine che aveva comprato per l'aperitivo. «Cena», annunciò. Mangiammo patatine, bevemmo il vino che avevamo aperto, parlammo di tutto tranne dell'incendio, come se avessimo bisogno di ritornare in un territorio normale. Prima di dormire — Viola restò a casa mia, non avrei voluto essere sola — pulii la cucina il minimo necessario. Il resto, rimandai a domani. Nel letto, con la lampadina dell'abatjour accesa, pensai che fino a due ore prima mi ero sentita adulta perché avevo cucinato una cena. Adesso mi sentivo adulta perché avevo capito cosa fare quando qualcosa va storto, e perché avevo accettato, per la prima volta, di avere bisogno di qualcuno accanto.

English Translation

Try reading the Italian first. Click "Show" if you need help — but only after your best attempt.

Vocabulary Glossary

ammucchiatipiled up

past participle/adjective

plafonieraceiling lamp shade
sorriso complicecomplicit smile

descriptive collocation

girarsi di scattoto turn sharply

adverbial idiom

attaccato al fondostuck to the bottom

cooking vocabulary

surriscaldarsito overheat

reflexive verb

filo di fumothread of smoke

literary image

fiammataburst of flame

noun

rimproverare a sé stessato blame oneself

reflexive structure

soffocare le fiammeto smother the flames

useful collocation

a portata di manowithin reach

fixed phrase

rilevatore di fumosmoke detector

technical term

anneritoblackened

past participle/adjective

non farsi prendere dal paniconot to let panic take over

reflexive idiom

qualcosa va stortosomething goes wrong

common idiom

Comprehension Questions

1.Perché la narratrice aveva invitato la cugina a cena?

2.Cosa provoca le fiamme?

3.Come spegne Viola le fiamme?

4.Perché il rilevatore di fumo era presente nell'appartamento?

5.Quale consiglio danno i pompieri?

6.Cosa mangiano alla fine le due cugine?

7.Dopo l'incendio, la narratrice chiede a Viola di andare via subito.

8.La narratrice si era appena trasferita a Firenze.

9.La parete dietro il fornello era ___ dopo l'incendio.

10.Prima di tornare a cucinare da sola, la narratrice viveva con suo ___.