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B1fiction· 872 words · 7 min

La Lettera Smarrita

The Lost Letter

Italian Text

872 words
Era una domenica di ottobre a Bologna e la pioggia batteva sottile contro i vetri della libreria di mio nonno. Dopo la sua morte, avvenuta tre mesi prima, mia madre mi aveva chiesto di aiutarla a sistemare i libri che lui aveva accumulato nel corso di cinquant'anni. Avevo sempre creduto che quella stanza, con l'odore dolciastro della carta vecchia, custodisse soltanto volumi polverosi; non immaginavo che, tra quelle pagine ingiallite, si nascondesse qualcosa che avrebbe cambiato il modo in cui pensavo alla mia famiglia. Mentre sfogliavo un'edizione del 1962 dei «Promessi Sposi», un foglio piegato cadde a terra con un fruscio leggero. Lo raccolsi distrattamente, pensando fosse un segnalibro improvvisato. Tuttavia, appena lo aprii, mi resi conto che si trattava di una lettera scritta a mano, con un inchiostro azzurro ormai sbiadito. La data in alto diceva «Trieste, 14 marzo 1958». La firma era di una certa Adele, un nome che non avevo mai sentito pronunciare in casa. Sebbene la calligrafia fosse elegante, alcune parole erano quasi illeggibili, come se chi scriveva avesse avuto fretta o, più probabilmente, il cuore in tumulto. Mi sedetti sulla poltrona di velluto verde dove il nonno passava i pomeriggi e cominciai a leggere. Adele raccontava di un incontro avvenuto durante un viaggio in treno, di una promessa fatta e mai mantenuta, di una decisione che lei aveva preso da sola perché lui non aveva avuto il coraggio di parlare con i suoi genitori. «Se tu avessi avuto un po' più di fiducia in noi», scriveva, «forse oggi non starei scrivendo questa lettera. Ma ormai è tardi, e tra una settimana partirò per l'Argentina con mia sorella.» Lessi quelle righe due volte, come se la seconda lettura potesse rivelarmi qualcosa di diverso. Il nonno che conoscevo — l'uomo tranquillo che mi insegnava gli scacchi la domenica — sembrava all'improvviso uno sconosciuto. Quando scesi in cucina, mia madre stava preparando il caffè. Le tesi la lettera senza dire nulla, e lei, leggendola, diventò prima pallida e poi stranamente silenziosa. Si sedette, si tolse gli occhiali e, dopo un lungo sospiro, mi guardò come se stesse cercando le parole giuste. «Non avevo mai visto questa lettera», disse finalmente, «ma una volta, quando avevo quindici anni, il nonno mi accennò a una ragazza che aveva conosciuto da giovane. Una ragazza che, secondo lui, aveva avuto il coraggio che a lui era mancato. Non aggiunse altro, e io non chiesi.» Mi resi conto che anche mia madre, che credevo sapesse tutto di suo padre, in realtà aveva vissuto accanto a un piccolo mistero. Nei giorni seguenti non riuscii a smettere di pensare ad Adele. Avevo provato a cercarla su Internet, con poca speranza, digitando nomi e date a caso. Trovai soltanto un necrologio breve, pubblicato su un giornale di Buenos Aires nel 2009, che ricordava una Adele Marchetti, nata a Trieste nel 1936, maestra di pianoforte. Non potevo essere sicuro che fosse lei, eppure qualcosa dentro di me lo era. Pensai a quella donna che aveva attraversato l'oceano con una valigia e un segreto, che aveva costruito una nuova vita mentre il mio nonno, a Bologna, continuava la sua come se niente fosse accaduto. Discussi con mia madre cosa fare della lettera. Avremmo potuto bruciarla, come a volte si fa con le cose che fanno male. Oppure avremmo potuto rimetterla nel libro e restituirla al silenzio. Alla fine decidemmo diversamente. Scrivemmo a una cugina di secondo grado che viveva in Argentina, le raccontammo la storia e le chiedemmo se conosceva qualche discendente di Adele. Dopo tre settimane arrivò una risposta: Adele aveva avuto una figlia, e quella figlia, oggi sessantenne, si chiamava Chiara e insegnava letteratura italiana a Rosario. Non aveva mai saputo chi fosse il padre biologico. Oggi, a distanza di quasi un anno, Chiara e io ci scriviamo ogni tanto. Non ci siamo ancora incontrati, ma abbiamo scambiato fotografie, ricordi, perfino qualche ricetta. Lei mi ha scritto che, quando le ho mandato la scansione della lettera, aveva pianto per due giorni, non di dolore ma di sollievo. Forse una lettera smarrita per sessantacinque anni non può riparare tutto ciò che è stato; tuttavia, può aprire una piccola porta da cui entra aria nuova. Il libro dei «Promessi Sposi» è tornato sullo scaffale, al suo posto; la lettera, invece, l'ho fatta incorniciare e l'ho appesa nel corridoio. Ogni volta che ci passo davanti, penso che le parole, anche quando sembrano perdute, aspettano pazientemente qualcuno che abbia voglia di ascoltarle.

English Translation

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Vocabulary Glossary

carta vecchiaold paper

common collocation

un fruscio leggeroa soft rustle

sensory description

scritta a manohandwritten
calligrafiahandwriting

formal term

avere il cuore in tumultoto have one's heart in turmoil

literary idiom

una promessa fatta e mai mantenutaa promise made and never kept
accennare a qualcosato mention something briefly

useful verb

come se niente fosse accadutoas if nothing had happened

uses congiuntivo trapassato

necrologioobituary

formal noun

scambiarsi fotografieto exchange photographs

reciprocal verb

piangere di sollievoto cry from relief

emotional expression

aprire una piccola portato open a small door

figurative expression

far incorniciare qualcosato have something framed

causative construction

avere voglia di ascoltareto feel like listening

common expression

al suo postoin its place

prepositional phrase

Comprehension Questions

1.Dove trova il narratore la lettera?

2.Chi ha scritto la lettera?

3.Perché, secondo Adele, il loro rapporto si è interrotto?

4.Come reagisce la madre quando legge la lettera?

5.Che cosa scoprono scrivendo alla cugina in Argentina?

6.Cosa fa il narratore con la lettera alla fine della storia?

7.Chiara, la figlia di Adele, aveva sempre saputo chi era il suo padre biologico.

8.Il narratore e Chiara non si sono ancora incontrati di persona.

9.La lettera è datata «Trieste, 14 marzo ___».

10.Adele, secondo il necrologio, era una maestra di ___.