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B1personal· 856 words · 6 min

Il Giorno che Ho Smesso di Fumare

The Day I Quit Smoking

Italian Text

856 words
Avevo cominciato a fumare a sedici anni, dietro la palestra della scuola, con una sigaretta rubata al fratello maggiore di Daniele. Mi ricordo che la prima boccata mi fece tossire fino alle lacrime, ma non lo dissi a nessuno: era importante, in quel cortile, sembrare adulto. Da quel pomeriggio, per ventidue anni, le sigarette mi avevano accompagnato ovunque: alla patente, agli esami universitari, al primo bacio serio, al funerale di mio padre, al giorno del matrimonio di mia sorella. Erano diventate una specie di amica silenziosa che non mi giudicava mai, e a cui davo, in cambio, circa millecinquecento euro all'anno e una tosse sempre più strana la mattina. Avevo provato a smettere almeno cinque o sei volte. Una volta con la gomma da masticare alla nicotina, un'altra con i cerotti, un'altra ancora leggendo un libro che tutti mi consigliavano. La durata massima della mia astinenza era stata di trentotto giorni: me li ricordo perché li contavo come un bambino in un calendario dell'avvento. Poi succedeva sempre la stessa cosa: una discussione al lavoro, un aperitivo finito male, una serata in cui mi dicevo 'una sola, tanto non significa niente', e il giorno dopo ero di nuovo al tabacchino a comprare un pacchetto. Il giorno in cui ho davvero smesso, il tre novembre di cinque anni fa, non avevo pianificato niente di speciale. Era un mercoledì qualsiasi, piovigginava, ed ero andato dal medico di base per un controllo che rimandavo da tempo. Lui, che era anche un mio vecchio amico di scuola, mi ascoltò al fonendoscopio, guardò i risultati di alcuni esami e poi mi disse una cosa semplice: 'Andrea, non voglio fare il drammatico, ma se continui così, tua figlia non ti conoscerà bene'. Mia figlia aveva quattro anni. Uscii dal suo studio con la prescrizione in mano e un nodo in gola che non riuscivo a sciogliere. Quel mercoledì, invece di andare dritto a casa, mi fermai in un bar vicino al fiume. Mi sedetti al tavolino di fuori, nonostante il freddo, e presi in mano il pacchetto di sigarette. Ne mancavano sette. Non piansi, ma guardai quelle sette sigarette a lungo, come se fossero persone. Pensai alle volte che mi avevano fatto compagnia, e alle volte che, in realtà, mi avevano solo tenuto occupate le mani mentre la mia vita passava. Poi feci una cosa quasi ridicola, che però non dimenticherò mai: le spezzai una a una, le misi dentro un tovagliolo, e buttai tutto nel cestino del bar. Il cameriere mi guardò come se fossi matto. Pagai il caffè e uscii. I primi dieci giorni furono orribili. Non dormivo bene, mi svegliavo con un'ansia diffusa e con la bocca amara. Litigai due volte con mia moglie per motivi stupidi, una volta per una scatola di cereali lasciata aperta, un'altra per niente. Mi sentivo irritabile, gonfio, lento. Cominciai a correre al mattino, cosa che non avevo mai fatto in vita mia, e all'inizio non riuscivo a resistere più di dieci minuti. Ma quella fatica, inaspettatamente, mi aiutava: era una fatica onesta, diversa da quella che provavo dopo una giornata piena di sigarette. La cosa più difficile non fu la nicotina, che dopo qualche settimana diventò gestibile. Fu imparare a gestire i momenti in cui, per anni, avevo avuto una sigaretta in mano: il caffè dopo pranzo, la pausa in ufficio alle undici, i cinque minuti sul balcone prima di dormire. Erano come piccoli buchi nel mio tempo, che prima riempivo con il fumo, e che adesso dovevano essere riempiti con qualcos'altro. All'inizio misi delle caramelle di liquirizia, poi smisi anche quelle; adesso, semplicemente, bevo un bicchiere d'acqua o non faccio niente. Ho scoperto che non fare niente, per cinque minuti, è una cosa che non sapevo più fare. Sono passati cinque anni, e non fumo più. Non dico che sia stato facile, perché mi sembrerebbe una bugia. Ogni tanto, soprattutto ai matrimoni, sento ancora l'odore di una sigaretta accesa e una parte di me, piccola ma sveglia, pensa: 'Solo una, tanto sono passati cinque anni'. In quei momenti respiro piano e mi ripeto una frase che mi disse mia figlia l'anno scorso, quando le avevo raccontato questa storia: 'Papà, ma allora sei forte'. Non so se sono davvero forte. So che le voglio bene, e che, quel mercoledì piovoso, senza saperlo, ho scelto di esserle accanto più a lungo. Per me è sufficiente.

English Translation

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Vocabulary Glossary

boccatapuff, drag (of smoke)
palestragym
cortilecourtyard
cerottipatches

nicotine patches

astinenzaabstinence, withdrawal
tabacchinotobacco shop
piovigginavait was drizzling
fonendoscopiostethoscope
nodo in golalump in the throat

idiomatic

spezzaiI broke

passato remoto of spezzare

irritabileirritable
bocca amarabitter mouth (taste)
gestibilemanageable
caramelle di liquirizialicorice candies
esserle accantoto be next to her

pronominal expression

Comprehension Questions

1.A che età Andrea iniziò a fumare?

2.Quanti anni ha fumato in tutto?

3.Cosa gli disse il medico il giorno della svolta?

4.Cosa fece con le sette sigarette rimaste?

5.Che attività iniziò per gestire l'astinenza?

6.Cosa gli disse sua figlia quando le raccontò la storia?

7.Andrea aveva già provato a smettere molte volte prima.

8.Il giorno in cui ha smesso, aveva pianificato tutto con cura.

9.All'inizio usò delle caramelle di __________ per gestire i momenti difficili.

10.Il giorno decisivo era un __________ piovoso di novembre.