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B1personal· 871 words · 6 min

Come Ho Trovato la Mia Passione

How I Found My Passion

Italian Text

871 words
Per molti anni ho creduto di non avere una vera passione, e questa mi sembrava una mancanza quasi vergognosa. Alle feste, quando qualcuno mi chiedeva 'Tu cosa fai nel tempo libero?', davo risposte generiche che a me stesso suonavano vuote: 'Leggo un po', guardo serie TV, esco con gli amici'. Invidiavo in segreto le persone che avevano una cosa, una sola, che le illuminava: chi suonava uno strumento, chi scalava montagne, chi collezionava farfalle, chi scriveva poesie di nascosto. Io, invece, attraversavo la vita come uno che prende un treno regionale: arrivi dove serve, ma nessuna stazione ti fa battere il cuore. Avevo trentaquattro anni quando, per puro caso, finii a un corso di ceramica. Una mia collega, Irene, si era iscritta e all'ultimo momento non poteva più andarci, per via di un problema familiare. Le ore erano già pagate, sarebbero andate perse, e me le aveva proposte quasi a malincuore. Io accettai per educazione, più che per interesse. La mia immagine della ceramica, fino a quel giorno, era quella di zie che smaltavano tazze con fiori disegnati male. Non mi aspettavo che sarebbe stato quello il punto in cui, senza saperlo, stavo per cambiare qualcosa di importante. La prima sera entrai nel laboratorio con un leggero fastidio. Eravamo in otto, quasi tutte donne, più un ragazzo molto giovane. Il maestro, un signore sui sessant'anni di nome Carmelo, ci fece mettere un grembiule grigio e ci disse di sederci al tornio. Spiegò poche cose, con calma: 'L'argilla non va forzata. Va ascoltata. Se resistete, vi resiste. Se la accompagnate, si apre'. Io pensai, con un po' di ironia, che fosse una frase da poster motivazionale. Poi misi le mani sull'argilla bagnata, e per la prima volta in anni sentii una cosa che non sapevo più riconoscere: silenzio. Non un silenzio esteriore, perché in laboratorio c'era il rumore del tornio e la voce di Carmelo. Un silenzio interno. La parte della mia testa che di solito faceva liste, preoccupazioni, rimproveri, si era spenta. Rimasi per quasi un'ora a centrare male un pezzo di argilla che, alla fine, crollò su sé stesso. Non me ne importò nulla. Quando uscii, a quasi le undici di sera, ero più stanco che dopo una giornata di lavoro, ma una stanchezza che, stranamente, mi piaceva. Sul tram, tornando a casa, pensai: 'Dovrei tornarci un'altra volta'. Fu un pensiero quasi timido, come se avessi paura di scoprire che era una cosa passeggera. Non era passeggera. Il corso durava dieci settimane, e a metà percorso avevo già iniziato a comprare attrezzi: una spugna, due stecche di legno, un filo per tagliare l'argilla. Carmelo mi prese in simpatia, forse perché ero l'unico che arrivava sempre un quarto d'ora prima. Mi insegnò a fare piccole ciotole, poi tazze, poi un vaso alto che, quando lo tirai fuori dal forno, rischiai di abbracciare come un bambino. Era storto, con una macchia scura sul bordo, ma era il mio. La ceramica mi regalava una cosa che non avevo mai avuto: la possibilità di sbagliare fisicamente, con le mani, e di rimediare con altrettanta fisicità. Quando il corso finì, mi iscrissi a un secondo, poi a un terzo, infine a un laboratorio autogestito dove pagavamo una quota mensile e potevamo andare quando volevamo. Per un anno andai ogni martedì e giovedì sera, con una costanza che mia madre, quando glielo raccontai, non riusciva a credere. 'Tu?', mi disse al telefono. 'Ma tu non hai mai finito niente in vita tua'. Aveva ragione, a dire il vero. Eppure qualcosa era cambiato. Non lo facevo per diventare bravo, e neanche per farmi vedere: lo facevo perché, quando lavoravo l'argilla, il resto della mia vita diventava più leggero. Oggi ho trentotto anni, lavoro ancora come impiegato in un ufficio, ma nel fine settimana e due sere a settimana modello ceramiche. Ne ho regalate molte ad amici, ne ho vendute qualcuna a un mercatino, ho rotto un paio di pezzi che mi stavano a cuore. Non penso che un giorno lascerò il mio lavoro per aprire un laboratorio: non tutte le passioni devono diventare mestieri. Penso però che avessi bisogno, senza saperlo, di qualcosa che fosse soltanto mio, che non servisse a nessuno, che non mi giudicasse in base alla resa. Se qualcuno, oggi, mi chiede se ho una passione, rispondo di sì. E, per la prima volta, mi sembra di non stare mentendo per essere gentile.

English Translation

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Vocabulary Glossary

mancanzalack, absence
farfallebutterflies
treno regionaleregional train
per puro casoby pure chance
a malincuorereluctantly

idiomatic

smaltavanothey glazed

from smaltare

grembiuleapron
torniopottery wheel
argillaclay
centrareto center (on the wheel)
ciotolebowls
fornokiln, oven
passeggerapassing, temporary
resaoutput, yield, result
autogestitoself-managed

Comprehension Questions

1.Come si sentiva il narratore prima di trovare la passione?

2.Come finì al corso di ceramica?

3.Come si chiamava il maestro di ceramica?

4.Cosa sentì la prima sera mettendo le mani sull'argilla?

5.Cosa disse sua madre quando seppe della sua costanza?

6.Che lavoro fa oggi il narratore?

7.Il narratore vuole lasciare il suo lavoro per aprire un laboratorio.

8.Carmelo diceva che l'argilla va ascoltata, non forzata.

9.Il suo primo __________ era storto, con una macchia scura sul bordo, ma era suo.

10.Andava al laboratorio ogni martedì e __________ sera.