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555 wordsMi chiamo Noemi e studio architettura a Napoli. Un mese fa ho passato un weekend a Firenze con la mia compagna di corso, Sofia. Era il nostro regalo dopo un semestre molto pesante, fatto di esami, progetti e notti senza dormire. Avevamo trovato un Frecciarossa economico e un piccolo B&B vicino a Santa Maria Novella, quindi abbiamo pensato: "Perché no?".
Il viaggio è cominciato il venerdì pomeriggio. Alla stazione di Napoli Centrale c'era un caldo asfissiante, ma appena siamo salite in treno, l'aria condizionata ci ha salvate. Durante il tragitto abbiamo mangiato dei panini che Sofia aveva preparato la sera prima, abbiamo fatto una lista dei musei da vedere e abbiamo parlato di mille cose. Quando siamo arrivate a Firenze Santa Maria Novella erano quasi le sei di sera e il cielo aveva quel colore rosato che solo la Toscana sa avere in primavera.
Il sabato mattina ci siamo svegliate presto. Volevamo visitare la Galleria dell'Accademia per vedere il David di Michelangelo. Avevamo prenotato online e, nonostante la fila, siamo entrate abbastanza in fretta. Davanti al David io sono rimasta quasi senza fiato. Per quanto avessi visto centinaia di foto in università, la statua dal vivo era una cosa completamente diversa: la pelle di marmo sembrava vera, i muscoli tesi, lo sguardo concentrato. Sofia, che è più pragmatica di me, ha cominciato a disegnare lo schienale della figura sul suo taccuino. Io, invece, mi sono seduta su una panchina e ho osservato in silenzio per venti minuti.
Dopo pranzo, abbiamo camminato lungo l'Arno fino al Ponte Vecchio. Faceva caldo e c'erano moltissimi turisti, ma il ponte, con le sue botteghe di oreficeria, era bellissimo. Abbiamo mangiato un gelato al pistacchio in una piccola gelateria vicino a Piazza della Signoria. Più tardi, siamo salite fino a Piazzale Michelangelo per vedere il tramonto. Eravamo stanchissime, le gambe ci facevano male, ma quando abbiamo visto Firenze dall'alto, tutta quella fatica ha improvvisamente avuto senso. La cupola del Brunelleschi sembrava incredibilmente vicina, quasi toccabile.
La domenica mattina abbiamo dedicato qualche ora al mercato di San Lorenzo. Sofia cercava un regalo per sua nonna e io ero lì per tradurre, perché molte venditrici parlavano solo toscano stretto e io, napoletana, facevo fatica a seguire. Alla fine abbiamo comprato una sciarpa di lana leggera per la nonna e un piccolo quaderno di pelle per me, con le pagine ruvide perfette per schizzare. Il venditore, un signore simpatico con i baffi bianchi, ci ha fatto un piccolo sconto quando ha capito che eravamo studentesse.
A pranzo, abbiamo mangiato in una trattoria nascosta nel quartiere di Oltrarno. Abbiamo ordinato ribollita, pappa al pomodoro e un bicchiere di Chianti a testa. Mentre mangiavamo, Sofia mi ha detto: "Forse dovremmo venire qui più spesso". Io ho annuito senza rispondere, perché avevo la bocca piena. Quando sono tornata a Napoli, la domenica sera, ero stanchissima ma felice. Ho capito che Firenze è una città che entra dentro lentamente, e che due giorni non bastano per conoscerla, ma sono sufficienti per innamorarsi di lei.