Italian Text
565 wordsMi chiamo Emiliano e due mesi fa ho fatto un viaggio in treno da Milano a Napoli. Non era la prima volta che prendevo il Frecciarossa, ma questa volta avevo deciso di non dormire e di non guardare il telefono. Volevo solo osservare. A volte, quando sei sempre di fretta, dimentichi quanto può essere interessante semplicemente guardare dal finestrino.
Sono salito sul treno alla Stazione Centrale di Milano alle sette e mezza di mattina. Il vagone era pieno di uomini in giacca e donne con il computer portatile aperto sulle ginocchia. Ho trovato il mio posto vicino al finestrino e mi sono sistemato con un libro e un termos di caffè che avevo preparato a casa. Dopo pochi minuti, una signora anziana si è seduta accanto a me. Mi ha sorriso e mi ha detto: "Spero che lei non parli troppo, io oggi voglio dormire." Ho riso e le ho risposto che anch'io preferivo il silenzio.
Il treno è partito puntuale. Fuori dal finestrino, la città è scomparsa in pochi minuti e sono cominciati i campi verdi della Lombardia. Pioveva leggermente e le gocce scivolavano in diagonale sul vetro. Mi piaceva guardarle. Abbiamo attraversato Piacenza, Parma, Modena, Bologna. A Bologna è salito un ragazzo giovane con una chitarra. Si è seduto di fronte a me e ha cominciato a studiare delle partiture, muovendo la testa al ritmo di una musica che solo lui poteva sentire.
Dopo Firenze, il paesaggio è cambiato: colline gialle, cipressi, piccole case di pietra. La signora anziana si era addormentata e russava piano. Il ragazzo con la chitarra mi ha chiesto l'ora e abbiamo iniziato a parlare. Si chiamava Leo, aveva ventidue anni e andava a Roma per un'audizione in un conservatorio. Era nervoso, si vedeva dalle mani. Gli ho detto di avere fiducia in sé stesso, anche se non lo conoscevo. Mi ha ringraziato con un sorriso timido e mi ha regalato un piccolo plettro di plastica rossa, dicendomi: "Tenga, porta fortuna."
A Roma Termini sono scese molte persone, tra cui Leo. Prima di andare via mi ha detto: "Se un giorno mi vedrà in televisione, si ricorderà di questo treno?" Gli ho promesso di sì. Il treno è ripartito e la signora si è svegliata. Mi ha offerto una caramella al limone e mi ha raccontato che andava a Napoli per vedere sua figlia e il primo nipote. Aveva gli occhi lucidi mentre parlava. "Non vedo mio nipote da sei mesi," mi ha detto. "È cresciuto tantissimo, mi hanno mandato le foto, ma non è la stessa cosa."
Siamo arrivati a Napoli Centrale alle tredici e dieci. Il sole era forte e l'aria sapeva di mare e di pizza. Ho salutato la signora e ho visto una giovane donna con un bambino in braccio che correva verso di lei. Si sono abbracciate a lungo, piangendo e ridendo insieme. Sono uscito dalla stazione con il plettro rosso in tasca e ho pensato che un viaggio in treno non è mai solo uno spostamento: è un pezzo di vita in miniatura, con volti, storie e piccoli regali inaspettati. La prossima volta forse non parlerò neanche io, ma sicuramente non dormirò.