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552 wordsMi chiamo Rosalba e vengo da Catania, in Sicilia. Adesso lavoro in un ufficio a Milano e torno giù solo due o tre volte all'anno. Un pomeriggio di giugno dell'estate scorsa, durante una settimana di vacanza a casa dei miei, sono andata a San Giovanni Li Cuti, una piccola spiaggia di ciottoli neri proprio in città. È stato un pomeriggio semplice, ma per me significava tanto.
Sono uscita di casa verso le tre. Faceva un caldo terribile: trentasei gradi all'ombra. Portavo un vestito leggero di cotone giallo, un cappello di paglia e una borsa con dentro un libro, un asciugamano, la crema solare e una bottiglia di acqua fresca. Ho preso la macchina della mamma e ho messo la radio: suonavano una vecchia canzone di Battiato che mi piaceva molto da ragazzina. Ho cantato tutta la strada con il finestrino abbassato.
Sono arrivata in spiaggia alle tre e mezza. Il parcheggio era pieno e ho girato dieci minuti prima di trovare un posto. La spiaggia piccola era piena di famiglie, bambini e signori anziani che giocavano a carte sotto gli ombrelloni. Ho trovato un posto in un angolo, vicino alle barche dei pescatori. Ho steso il mio asciugamano verde e mi sono seduta. Il rumore del mare era bellissimo: onde piccole, regolari, quasi un respiro.
Prima ho letto per un po', ma dopo venti pagine il libro mi è caduto dalle mani perché guardavo il mare. L'acqua era trasparente e blu scuro. Ho deciso di fare il bagno. Mentre entravo, i ciottoli facevano male ai piedi, ma dopo tre metri l'acqua era già alta e fresca. Ho nuotato fino a una boa gialla lontana, poi mi sono girata sulla schiena e ho guardato il cielo. C'era un vecchio aereo che passava lento lento. In quel momento ho pensato a tutti i pomeriggi che avevo passato qui da bambina, con mia nonna e mia cugina Ornella. Gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, ma erano lacrime dolci.
Quando sono uscita dall'acqua, un signore anziano mi ha salutato dal suo ombrellone. «Rosalba! Sei tu?». Era Turiddu, il pescatore amico di mio padre, un uomo con la pelle scura e le mani grandi. Mi aveva riconosciuta dopo tanti anni. Siamo stati mezz'ora a parlare: della mia vita a Milano, di sua moglie malata, di mio padre che ora è in pensione. Mi ha offerto un pezzo di anguria fresca che aveva in una borsa frigo. Era dolcissima e fredda. Lui rideva e diceva: «Milano ti ha cambiato, ma non troppo».
Verso le sette del pomeriggio il sole stava scendendo dietro l'Etna. Il mare è diventato rosa e oro. Ho fatto l'ultimo bagno, poi mi sono seduta sull'asciugamano per un'ora solo a guardare. Sono tornata a casa alle otto e mezza, i capelli ancora umidi e la pelle salata. Mia madre mi aspettava con la cena pronta: pasta con le vongole e insalata di pomodoro. Quella sera ho dormito profondamente, con il rumore del mare ancora nelle orecchie. Alcuni pomeriggi non si dimenticano mai, anche se sembrano piccoli.