Italian Text
561 wordsMi chiamo Lapo e vivo a Firenze, ma sono nato in un piccolo paese vicino a Siena. Il Natale di tre anni fa è stato speciale, perché è stato l'ultimo Natale con mio nonno Aldo, che adesso non c'è più. All'epoca non lo sapevamo, naturalmente, e questo forse è stato un bene: abbiamo vissuto quei giorni senza pensieri, come sempre.
Sono arrivato al paese il 23 dicembre con la mia ragazza Ginevra. Faceva un freddo terribile e la macchina segnava meno due gradi. Appena siamo entrati in casa, però, tutto è cambiato. C'era il camino acceso, l'albero con le luci calde e mia nonna Delfina che stava tagliando le cipolle per il ripieno del cappone. Mio nonno era seduto in poltrona con il suo cane vecchio, Briciola. Quando mi ha visto, ha detto solo: «Oh, finalmente». Non era un uomo di tante parole, ma aveva un sorriso grande.
La vigilia abbiamo passato la giornata in cucina. Nonna Delfina ci ha messo tutti al lavoro: io sbucciavo le patate, Ginevra stendeva la pasta per i cappelletti, mia cugina Iolanda preparava la panna cotta. A mezzogiorno abbiamo mangiato solo un po' di pane e acciughe perché la sera dovevamo cenare leggero, secondo la tradizione. La cena della vigilia è sempre di pesce da noi. Abbiamo mangiato capitone, baccalà fritto e spaghetti con le vongole. Poi, alle undici, siamo andati alla messa di mezzanotte. La chiesa era fredda ma piena di candele e di gente del paese che non vedevo da tanto.
La mattina di Natale mi sono svegliato tardi, verso le nove. C'era già un profumo fantastico in cucina: il cappone ripieno era nel forno da tre ore. Abbiamo fatto colazione con i panettoni e il caffè forte della nonna. Poi, prima del pranzo, abbiamo aperto i regali sotto l'albero. Non era un Natale consumistico: ognuno aveva un regalo, a volte piccolo. Mio nonno mi ha dato un vecchio orologio da tasca che era stato di suo padre. Mi ha detto: «Questo adesso è tuo, usalo bene». Io non ho capito in quel momento quanto era importante.
Il pranzo è iniziato all'una e mezza. Eravamo in quindici intorno al tavolone. Come primo tortellini in brodo, poi il cappone ripieno con i contorni: spinaci, patate al forno, insalata di arance siciliane. Per dolce panettone, pandoro e i ricciarelli senesi fatti dalla nonna. Abbiamo bevuto il vin santo e cantato qualche canzone di Natale. Mio nonno non cantava, ma sorrideva e batteva le mani piano.
Nel pomeriggio abbiamo giocato a tombola. Nonno Aldo teneva il sacchetto dei numeri e li diceva a voce alta con il suo accento del paese. Ginevra ha vinto la cinquina e ha preso cinque euro. Abbiamo riso tantissimo. Alla sera, stanchi ma felici, ci siamo seduti davanti al camino con una tazza di cioccolata calda. Mio nonno si è addormentato sulla poltrona. Lo guardavo e pensavo: quest'uomo è stato la mia vita. Adesso, ogni Natale, quando apro il cassetto e vedo l'orologio da tasca, sento che lui è ancora con noi. La famiglia non finisce, si trasforma.