Italian Text
566 wordsMi chiamo Giada e ho trentacinque anni. Vivo a Verona con il mio compagno Marco. Fino a qualche mese fa pensavo di essere una persona sana, senza grandi preoccupazioni. Poi, una sera d'inverno, è successo qualcosa che non dimenticherò facilmente. Non è stato niente di gravissimo, alla fine, ma in quel momento mi sono spaventata davvero.
Era un martedì sera come tanti altri. Avevo cenato con Marco e stavamo guardando un film sul divano. Verso le dieci, all'improvviso, ho cominciato a sentire un dolore forte al petto, sulla parte sinistra. Non era un dolore normale, non sapevo come descriverlo. Respiravo male e sentivo il cuore battere velocissimo. Ho detto a Marco: "Amore, non mi sento bene". Lui mi ha guardato subito negli occhi e ha capito che qualcosa non andava. Si è alzato e mi ha portato un bicchiere d'acqua. Io non riuscivo a calmarmi, anzi, stavo peggio.
Dopo dieci minuti, visto che il dolore non passava, Marco ha deciso di chiamare il 118, il numero delle emergenze. L'operatrice al telefono è stata molto gentile e lo ha rassicurato. Ci ha chiesto diverse cose: se avevo avuto problemi di cuore in passato, se prendevo farmaci, quanti anni avevo. In poco tempo è arrivata un'ambulanza. I paramedici erano tre e sono stati molto professionali. Mi hanno messo un elettrocardiogramma portatile e mi hanno misurato la pressione. Io tremavo, ma cercavo di respirare profondamente come mi dicevano loro.
Al pronto soccorso c'era molta gente, però mi hanno visitato in fretta perché il sintomo era grave. Un medico giovane, con un sorriso tranquillo, mi ha spiegato che avrebbero fatto altri esami per capire. Mi hanno fatto un prelievo di sangue, un'altra lastra al torace, e un ecografia del cuore. Marco era accanto a me per tutto il tempo e mi teneva la mano. Ogni tanto cercava di farmi ridere con qualche battuta stupida, e io gli ero grata, anche se non riuscivo a sorridere.
Dopo circa tre ore, il medico è tornato con i risultati. Mi ha detto che il cuore stava bene, non c'era nessun problema grave. Probabilmente avevo avuto un forte attacco di ansia, qualcosa di più comune di quanto immaginassi, specialmente nelle persone che lavorano troppo e dormono poco. Mi ha consigliato di fare attività fisica, di ridurre il caffè, di cercare di rilassarmi di più. Mi ha anche detto di parlare con il mio medico di base per un controllo generale. Quando siamo usciti dall'ospedale, erano le tre di notte. Respirare l'aria fredda di fuori è stata una delle sensazioni più belle della mia vita.
Nei giorni successivi ho riflettuto molto. Avevo sempre pensato che l'ansia fosse un problema degli altri, non mio. Invece, stavo correndo troppo, dormivo poco, non mi fermavo mai. Ho deciso di cambiare qualcosa. Ho cominciato a fare yoga due volte a settimana, ho imparato a dire di no quando avevo troppo lavoro, e adesso la sera cerco di leggere invece di guardare il telefono. Sto meglio. Quella notte mi ha fatto paura, però mi ha anche insegnato qualcosa: il corpo ci parla, basta saperlo ascoltare.