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594 wordsMi chiamo Rita e ho trentasette anni. Due anni fa ho lasciato tutto: il lavoro, la casa, la città. Ero avvocata in uno studio importante di Milano, guadagnavo bene e avevo un appartamento con vista sui tetti del centro. Sulla carta, avevo tutto quello che una persona può desiderare. Però, ogni mattina, mentre prendevo la metro per andare in ufficio, sentivo una specie di peso nel petto, come se la mia giornata fosse già finita prima ancora di cominciare.
Ho resistito per anni. Mi dicevo che era normale, che il lavoro non deve piacere, che bisogna essere grati di avere uno stipendio sicuro. Però, a poco a poco, ho iniziato a dormire male. Mangiavo troppo o non mangiavo niente. Uscivo poco con gli amici. Una sera, mentre correvo al supermercato sotto la pioggia per comprare il cibo del gatto, mi sono fermata in mezzo alla strada e ho pianto. Non sapevo perché. Ho capito solo che così non potevo più andare avanti.
Ha preso tempo, però, prima di trovare il coraggio. Ho parlato con una psicologa, che mi ha aiutato a capire cosa volevo davvero. Ho riletto i quaderni del liceo, dove scrivevo che da grande avrei voluto vivere in campagna e scrivere libri per bambini. Avevo dimenticato completamente quel sogno. Quando ho riletto quelle righe, scritte con una biro blu da una ragazzina di sedici anni, ho sentito qualcosa spezzarsi dentro di me, ma in modo positivo.
Ho passato sei mesi a preparare il cambiamento. Ho messo da parte soldi, ho venduto molti mobili, ho dato via vestiti che non mettevo più da anni. Ho trovato una piccola casa in affitto in un borgo dell'Umbria, a pochi chilometri da Orvieto. Quando ho dato le dimissioni, il mio capo mi ha guardato come se fossi impazzita. 'Ci ripenserai', mi ha detto. Io ho sorriso e ho risposto: 'Spero di no'. Il giorno della partenza ho caricato la macchina, ho messo il gatto nel trasportino e sono partita all'alba, con il cuore che batteva forte.
I primi mesi in Umbria sono stati strani. Il silenzio era totale, quasi fastidioso. A volte mi sentivo sola, soprattutto la sera, quando vedevo la nebbia scendere sulle colline. Non avevo più amici a dieci minuti a piedi, non c'era nemmeno un cinema nel paese. Però, lentamente, ho iniziato a sentirmi meglio. Mi svegliavo con il canto dei galli, facevo colazione guardando gli ulivi dalla finestra, camminavo per ore senza incontrare nessuno. Ho conosciuto i vicini, una coppia di sessantenni che mi portavano le verdure dell'orto. Ho iniziato a scrivere, prima solo per me, poi con più coraggio.
Adesso ho pubblicato il mio primo libro per bambini. Non è diventato un best seller, ma mi ha portato soddisfazioni piccole e vere: una bambina di otto anni mi ha scritto una lettera dicendo che era il suo libro preferito. Guadagno molto meno di prima e a volte devo pensare bene prima di comprare qualcosa. Però dormo bene, mangio regolarmente, rido più spesso. Non so se resterò qui per sempre, forse un giorno tornerò in città. Quello che so è che finalmente mi sento la protagonista della mia vita, non una comparsa. Se potessi tornare indietro, rifarei tutto, anche le notti di dubbio. A chi sta pensando a un grande cambiamento, dico solo: ascolta il peso nel petto, prima che diventi troppo grande.