Italian Text
585 wordsMi chiamo Nora, sono nata a Praga e ho imparato l'italiano quando avevo già ventotto anni. Prima non avevo mai studiato una lingua romanza, e molti amici mi dicevano che sarebbe stato difficile, perché il sistema è completamente diverso dal ceco. Io, però, avevo una motivazione fortissima: mi ero innamorata di un ragazzo italiano, di Parma, e volevo poter parlare con la sua famiglia senza sempre l'aiuto del traduttore del telefono.
Ho iniziato in modo un po' caotico, con un'applicazione sul cellulare. All'inizio era divertente, perché imparavo parole come 'gatto', 'mela' e 'sole' in cinque minuti. Però dopo qualche settimana ho capito che non bastava. Sapevo dire che il gatto mangiava la mela, ma non riuscivo a capire niente quando il mio ragazzo parlava al telefono con sua madre. Così mi sono iscritta a un corso serale all'Istituto Italiano di Cultura di Praga. Ci andavo due volte a settimana, dopo il lavoro, con il quaderno nella borsa e tanta stanchezza addosso.
Le prime lezioni sono state dure. Il mio insegnante si chiamava Marco e parlava pochissimo ceco. Quando spiegava i verbi irregolari, io guardavo il soffitto e pensavo che non ce l'avrei mai fatta. Un giorno gli ho detto quasi piangendo che volevo smettere. Lui mi ha risposto una frase che non dimenticherò mai: 'Nora, una lingua non si impara con la testa, si impara con il cuore e con la pazienza'. Aveva ragione. Ho cambiato il mio approccio. Ho smesso di voler essere perfetta e ho iniziato a sbagliare senza paura.
Ho guardato film italiani con i sottotitoli, prima in ceco e poi in italiano. Ho ascoltato canzoni di cantautori come De André e Battisti, anche se all'inizio capivo solo una parola su dieci. Ho trovato una ragazza italiana a Praga che voleva imparare il ceco e abbiamo iniziato a fare scambi linguistici ogni settimana, al bar. Mezz'ora parlavamo italiano e mezz'ora ceco. All'inizio mi vergognavo molto, ma lei era paziente e mi correggeva sempre con gentilezza.
Dopo un anno sono andata a Parma per due settimane. È stato uno shock: per la strada, al mercato, dal panettiere, tutti parlavano veloci, con accenti diversi, e io capivo solo la metà. La sera tornavo a casa esausta, con il mal di testa. Però, giorno dopo giorno, il mio orecchio si è abituato. Alla fine del soggiorno sono riuscita a ordinare un caffè, a chiedere informazioni e perfino a fare una piccola conversazione con la nonna del mio ragazzo, che non parla altre lingue. Quando sono tornata in Repubblica Ceca, mi sentivo un'altra persona.
Oggi parlo italiano ogni giorno, anche perché adesso vivo a Parma. Faccio ancora errori, soprattutto con il congiuntivo, e ogni tanto dimentico una parola e uso il ceco per sbaglio. Però non mi importa. Quello che ho capito in questi anni è che imparare una lingua non è solo imparare parole: è entrare in un altro modo di pensare, di scherzare, di amare. Ho scoperto un Paese, una cultura e una parte di me che prima non conoscevo. Quando ci ripenso, non credo che avrei mai immaginato che quell'applicazione scaricata per curiosità mi avrebbe cambiato la vita così profondamente. Se qualcuno mi chiede consigli, dico sempre la stessa cosa: abbi pazienza, non avere paura di sbagliare e, soprattutto, innamorati della lingua, non solo delle regole.