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1000 wordsItalo Calvino, nato a Santiago de Las Vegas di Cuba nel 1923 e morto a Siena nel 1985, rappresenta una delle figure intellettuali più poliedriche e influenti del secondo Novecento italiano. La sua opera, che spazia dalla narrativa di stampo neorealista (Il sentiero dei nidi di ragno, 1947) fino alla sperimentazione combinatoria di Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), traccia il percorso di uno scrittore costantemente impegnato a ridefinire la propria poetica. Tra le numerose opere calviniane, Le Cosmicomiche (1965) occupano un posto di rilievo particolare, poiché segnano un passaggio cruciale nella sua evoluzione artistica: l'incontro fra narrazione fantastica e riflessione scientifica, fra apologo filosofico e racconto umoristico.
L'idea germinò, secondo quanto Calvino stesso ebbe a dichiarare, dalla lettura di un articolo sulle origini dell'universo. L'autore cominciò a immaginare un narratore impossibile — Qfwfq, entità immortale e transtemporale — capace di ricordare le varie epoche cosmiche, dall'espansione primigenia dell'universo all'evoluzione dei molluschi, dalla condensazione delle stelle alla formazione della Via Lattea. Ciascuno dei dodici racconti che compongono la raccolta prende avvio da un'ipotesi scientifica — puntualmente riportata in corsivo all'inizio del testo — che viene poi trasfigurata in vicenda narrativa ricca di personaggi, sentimenti e colpi di scena.
Se il lettore avesse atteso una fredda divulgazione scientifica, sarebbe stato piacevolmente smentito: Calvino piega la cosmologia moderna alle esigenze dell'invenzione letteraria, umanizzando le leggi della fisica e conferendo a galassie, nebulose e dinosauri una sorprendente dimensione affettiva. Nel celebre racconto La distanza della Luna, ad esempio, l'autore immagina che nella preistoria il satellite orbitasse tanto vicino alla Terra da permettere ai personaggi di arrampicarvisi con scale di bambù; sullo sfondo di tale geografia fantastica, si dispiega una vicenda d'amore non corrisposto dai toni lirici e malinconici.
La lingua delle Cosmicomiche costituisce una delle conquiste stilistiche più alte della prosa italiana novecentesca. Calvino mescola registri: il lessico tecnico-scientifico si intreccia con un italiano parlato, quasi confidenziale, e talvolta con suggestioni dialettali liguri. La frase procede con ritmo agile, ricca di incisi, parentesi, digressioni che parrebbero disordinate e invece obbediscono a un controllo formale rigorosissimo. Che Calvino avesse studiato attentamente i maestri del fantastico — da Borges a Kafka, da Queneau a Raymond Roussel — è ormai accertato dalla critica, ma la fusione da lui raggiunta resta inconfondibilmente personale.
Sul piano filosofico, le Cosmicomiche interrogano questioni profonde: il rapporto tra caso e necessità, la solitudine dell'essere in un universo indifferente, l'origine della coscienza, il significato dell'evoluzione. In un racconto come Tutto in un punto, Calvino immagina che prima del Big Bang l'intera materia dell'universo fosse concentrata in un punto privo di estensione, condiviso da una comunità di personaggi affollati e litigiosi; quando una delle protagoniste, la signora Ph(i)Nko, pronuncia la frase «ragazzi, che tagliatelle vi farei!», l'universo esplode nell'espansione cosmica, perché quella visione generosa non può più contenersi nella puntiformità. L'intuizione narrativa è di una poeticità sconcertante: l'amore e la cura per gli altri sarebbero, in fondo, il motore stesso della creazione.
Dopo il successo della prima raccolta, Calvino pubblicò nel 1967 Ti con zero, secondo ciclo di racconti analoghi, e continuò a sperimentare con il genere negli anni successivi. Nel 1984 uscirono i Cosmicomiche vecchie e nuove, edizione che riordina l'intero corpus e ne conferma il posto centrale nella bibliografia calviniana. Qualora un lettore straniero volesse accostarsi alla prosa italiana contemporanea, pochi libri potrebbero offrire un'introduzione tanto seducente quanto queste favole cosmiche, al tempo stesso accessibili e profonde.
Il successo internazionale fu immediato. Tradotte in decine di lingue, le Cosmicomiche influenzarono scrittori come Thomas Pynchon, Salman Rushdie, David Mitchell. La combinazione di rigore concettuale, umorismo e meraviglia infantile divenne una sorta di marchio di fabbrica, riconoscibilissimo anche per il lettore non specialista. Nelle Lezioni americane — sei proposte per il nuovo millennio composte tra il 1984 e il 1985 e pubblicate postume — Calvino teorizzò le categorie che aveva di fatto già messo in pratica: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza (quest'ultima rimasta incompiuta). Le Cosmicomiche incarnano tutte e cinque le virtù enumerate: leggere nel loro procedere aereo, rapide nell'economia narrativa, esatte nei dettagli scientifici, visibili nella forza delle immagini, molteplici nei registri combinati.
A distanza di sessant'anni, la raccolta non ha perso nulla del proprio smalto. Anzi, di fronte alla crescente specializzazione delle discipline, l'operazione calviniana — che tiene insieme umanesimo e scienza, emozione e ragionamento, gioco e serietà — appare oggi tanto necessaria quanto profetica. Non è un caso che Le Cosmicomiche siano adottate nei curricoli universitari di oltre venti paesi, dalla Francia al Giappone: continuano a dimostrare che la grande letteratura sa abitare gli spazi più impensabili, persino i miliardi di anni-luce che separano la Terra dalle galassie più remote.