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865 wordsQuando il treno esce dall'ultima galleria e appare il primo borgo aggrappato alla roccia, tutti i passeggeri si girano verso il finestrino. Sono arrivata a Monterosso al Mare una mattina di ottobre, con un quaderno e l'intenzione di capire come cinque paesini minuscoli siano diventati uno dei luoghi più fotografati d'Italia. Le Cinque Terre, in Liguria, comprendono Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore: cinque borghi di pescatori costruiti tra il mare e ripidi terrazzamenti coltivati a vite e limoni. Dal 1997 sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO e dal 1999 formano un Parco Nazionale, il più piccolo d'Italia per superficie, ma anche il più densamente abitato.
Il fascino di queste case colorate, affacciate sulla scogliera, nasce da una necessità pratica. I pescatori, mi ha spiegato un anziano del posto seduto davanti al porto di Vernazza, dipingevano le facciate di giallo, rosa e arancione per riconoscere la propria abitazione dal mare, quando rientravano al tramonto. Oggi quei colori sono diventati un simbolo riconoscibile in tutto il mondo, riprodotto su milioni di cartoline e post di Instagram. Tuttavia, dietro le immagini da sogno si nasconde una storia di fatica secolare: i terrazzamenti, chiamati localmente "fasce", sono sostenuti da circa 6.700 chilometri di muretti a secco costruiti a mano nel corso di mille anni. Se fossero messi in linea, quei muri attraverserebbero l'Europa da un capo all'altro.
La viticoltura eroica è il cuore economico tradizionale della zona. Il vino Sciacchetrà, dolce e raro, viene prodotto in quantità così limitate che una bottiglia può costare oltre cinquanta euro. Nonostante la fatica, sempre meno giovani scelgono di coltivare i terrazzamenti, perché il turismo offre guadagni più rapidi. Il risultato è che molte fasce vengono abbandonate e, senza la manutenzione dei muretti, il terreno frana. L'alluvione del 25 ottobre 2011, che devastò soprattutto Vernazza e Monterosso causando tredici vittime, ha mostrato quanto sia pericoloso questo abbandono. Da allora, associazioni come la Fondazione Manarola hanno lanciato progetti di adozione di piccoli appezzamenti, invitando volontari da tutto il mondo a ricostruire i muretti sotto la guida di esperti locali.
Il sentiero più famoso è la Via dell'Amore, che collega Riomaggiore a Manarola in circa venti minuti di cammino pianeggiante, sospeso sul mare. Chiuso per frane dal 2012, è stato riaperto nel luglio 2024 dopo oltre dieci anni di lavori e un investimento di circa venticinque milioni di euro. Oggi richiede la prenotazione obbligatoria e un biglietto di ingresso, misure pensate per evitare il sovraffollamento. Per chi desidera un'esperienza più autentica, consiglio invece il Sentiero Azzurro, un percorso di circa dodici chilometri che attraversa tutti e cinque i borghi, oppure i sentieri alti, meno battuti, che salgono fino al Santuario di Nostra Signora di Soviore e offrono panorami mozzafiato senza la ressa dei turisti.
Il problema del turismo di massa è peraltro il tema più discusso tra gli abitanti. Nel 2023 le Cinque Terre hanno accolto circa 3,5 milioni di visitatori, concentrati soprattutto tra maggio e settembre, contro una popolazione residente di appena 4.000 persone nei cinque comuni. Il sindaco di Riomaggiore ha più volte dichiarato che il territorio rischia il collasso se non si introducono limiti numerici. Alcune proposte, come un biglietto di accesso per le giornate di punta, sono state discusse ma non ancora applicate in modo sistematico. Ciononostante, la Cinque Terre Card, venduta a chi arriva in treno o a piedi, include trasporti e accesso ai sentieri e rappresenta un primo passo verso una gestione più sostenibile dei flussi.
La mia giornata a Corniglia, l'unico borgo non affacciato direttamente sul mare ma arroccato a cento metri d'altezza, è stata la più rivelatrice. Per raggiungerlo dalla stazione si salgono 382 gradini, la cosiddetta Lardarina, oppure si prende un piccolo bus. Lassù ho trovato un'atmosfera più tranquilla, qualche gatto, una signora che vendeva focaccia fatta in casa e pochissime vetrine di souvenir. Ho capito che, anzi, proprio la fatica di arrivarci protegge ancora Corniglia dal turismo più frettoloso.
Per visitare le Cinque Terre in modo rispettoso, i residenti suggeriscono alcune regole semplici: arrivare in treno o in traghetto invece che in auto, evitare luglio e agosto se possibile, preferire aprile, maggio, settembre e ottobre, camminare sui sentieri con scarpe adatte e non con le infradito, comprare prodotti locali direttamente dai contadini e non fare il bagno nei porti dove lavorano ancora i pescatori. Sono gesti piccoli, ma moltiplicati per milioni di visitatori fanno la differenza tra un territorio che sopravvive e uno che si consuma sotto il peso della propria bellezza.
La sera prima di ripartire, sono salita al Santuario di Nostra Signora di Montenero sopra Riomaggiore. Da lassù, con il sole che tramontava sul Tirreno, si vedevano tutti e cinque i borghi allineati come perle colorate incastonate nella roccia. Ho capito, in quel momento, che le Cinque Terre non appartengono soltanto a chi ci abita o a chi le visita per qualche ora. Appartengono a un'idea più grande: quella di un paesaggio costruito insieme, fatica dopo fatica, pietra dopo pietra, e che solo insieme, abitanti e ospiti, possiamo ancora salvare.