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860 wordsQuando l'arcivescovo Sigerico di Canterbury tornò da Roma verso l'Inghilterra nel 990 dopo Cristo, dopo aver ricevuto il pallio dal papa Giovanni XV, prese appunti precisi di tutte le ottanta tappe del suo viaggio. Quel diario, conservato oggi presso la British Library di Londra, rappresenta la fonte storica principale per ricostruire il tracciato della Via Francigena, la grande strada medievale che per secoli ha collegato il Nord Europa a Roma, centro della cristianità. Il termine "Francigena" significa letteralmente "che proviene dalla Francia" e descriveva i pellegrini che scendevano dalle regioni franche. Tuttavia, la via era percorsa anche da mercanti, eserciti e ambasciatori, e costituiva peraltro la principale arteria di comunicazione tra il cuore d'Europa e l'Italia.
Le tappe italiane della Francigena partono dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d'Aosta, al confine con la Svizzera. Da lì il tracciato scende verso Aosta, attraversa Ivrea, Vercelli, Pavia, percorre la pianura lombarda ed emiliana, supera l'Appennino al Passo della Cisa e raggiunge la Toscana, dove incontra alcune delle più belle città della rete dei borghi storici: San Miniato, Lucca, San Gimignano, Siena, Monteriggioni. Dalla Toscana la strada prosegue attraverso il Lazio, passando per Bolsena, Viterbo, Sutri, fino ad arrivare a Roma, al sagrato della Basilica di San Pietro. Il percorso italiano misura complessivamente circa 1.020 chilometri e richiede tra le 45 e le 60 tappe, a seconda del passo del camminatore.
Nel Medioevo, la Francigena era percorsa da decine di migliaia di pellegrini ogni anno, soprattutto in occasione dei Giubilei. Il primo Giubileo della storia, indetto da papa Bonifacio VIII il 22 febbraio 1300, portò a Roma circa 200.000 persone, un numero enorme per l'epoca. I pellegrini cercavano l'indulgenza plenaria, cioè la remissione completa dei peccati, e affrontavano viaggi che duravano mesi, con rischi altissimi di malattie, briganti e incidenti. Lungo la via sorsero ospizi, monasteri e ospedali per accogliere i camminatori, alcuni dei quali, come l'Abbazia di Sant'Antimo in Toscana o l'Ospedale della Scala a Siena, sono ancora visibili oggi. Anzi, l'Ospedale della Scala, fondato nel 1090, è considerato uno dei più antichi d'Europa e per secoli ha fornito assistenza gratuita ai pellegrini.
Nei secoli successivi, la via perse progressivamente importanza a favore di altre rotte e la parola "Francigena" sparì dalla memoria comune. Il ricordo del percorso fu recuperato solo nel Novecento, grazie agli studi dello storico Giovanni Caselli, che nel 1994 pubblicò una mappa dettagliata basata sugli appunti di Sigerico. Nello stesso anno, il Consiglio d'Europa dichiarò la Via Francigena "Itinerario Culturale Europeo", riconoscimento che ne avviò la valorizzazione turistica. Nel 2009 la Regione Toscana, seguita poi dal Lazio, dall'Emilia-Romagna, dalla Lombardia e dalle altre regioni attraversate, ha investito circa 40 milioni di euro complessivi per la segnaletica, il restauro dei sentieri storici e la costruzione di ostelli per i pellegrini.
Oggi la Via Francigena vive una nuova giovinezza. Secondo i dati dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, nel 2023 oltre 50.000 persone hanno completato almeno una settimana del cammino, con un incremento del 35% rispetto al 2019, prima della pandemia. Il profilo dei camminatori è variato: non più solo pellegrini religiosi, ma anche escursionisti, appassionati di storia, persone in cerca di una pausa dalla vita urbana. Il costo medio per giorno è accessibile: un pellegrino può dormire in un ostello per 15-25 euro, mangiare un pranzo al sacco per 8-10 euro, quindi completare una settimana con circa 300 euro in totale. Per ottenere il "Testimonium Viae Francigenae", il certificato ufficiale rilasciato alla fine del cammino, bisogna percorrere almeno gli ultimi 100 chilometri a piedi o 200 in bicicletta, raccogliendo i timbri su una credenziale.
Il tratto più amato dai camminatori è quello toscano, tra San Gimignano e Radicofani, che attraversa le Crete Senesi e la Val d'Orcia, paesaggi dichiarati Patrimonio UNESCO nel 2004. Le immagini di colline dorate, cipressi allineati e case coloniche in pietra sono diventate iconiche. Il tratto laziale, invece, meno battuto, sorprende per la bellezza selvaggia dei boschi di Monte Romano e per i piccoli borghi come Capranica e Sutri. Ciononostante, non tutti i tratti sono ugualmente sviluppati: la pianura padana, per esempio, presenta ancora problemi di segnaletica e di convivenza con il traffico automobilistico. Alcune tappe obbligano a camminare su strade secondarie asfaltate, poco gradevoli rispetto ai sentieri di campagna.
Camminare sulla Francigena, raccontano molti pellegrini, è un'esperienza che cambia la percezione del tempo. Dopo qualche giorno, il ritmo della giornata si adatta al passo naturale del corpo, circa quattro chilometri l'ora, e i piccoli dettagli del paesaggio tornano a essere visibili: un muretto a secco, una quercia solitaria, il campanile di un paese all'orizzonte. Quindi, la Francigena non è solo un percorso fisico, ma anche un percorso interiore, una sorta di meditazione in movimento che ripete, mille anni dopo, l'esperienza di Sigerico.
Non a caso, molte guide spirituali e psicologi consigliano oggi il cammino come terapia dolce contro lo stress e l'ansia. Alcuni percorsi organizzati prevedono silenzi collettivi, sessioni di meditazione all'alba e serate di condivisione tra sconosciuti, peraltro senza alcuna connotazione religiosa obbligatoria. Questa trasformazione della Via Francigena in strumento di benessere moderno mostra come un antico tracciato medievale possa rispondere a esigenze contemporanee, unendo storia, natura e ricerca personale in una sintesi che, mille anni fa, Sigerico non avrebbe mai potuto immaginare.