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870 wordsNell'estate del 2023, un venerdì di agosto, Venezia ha registrato il suo record storico: 170.000 persone presenti contemporaneamente nel centro storico, contro una popolazione residente di appena 48.000. È un dato che rappresenta bene la crisi che la città lagunare attraversa da decenni. Se nel 1951 gli abitanti di Venezia centro erano 174.000, oggi sono circa un quarto, e la tendenza continua inesorabile. Chi se ne va lo fa per motivi economici: i prezzi degli immobili, il costo della vita, l'assenza di servizi pensati per i residenti più che per i turisti. Chi resta, invece, chiede da anni interventi forti per rendere nuovamente vivibile la città.
I numeri del turismo veneziano sono impressionanti. Nel 2022 la città ha accolto circa 30 milioni di visitatori totali, di cui oltre 19 milioni giornalieri, cioè persone che arrivano al mattino e ripartono la sera senza pernottare. Questi turisti "mordi e fuggi" rappresentano la categoria più discussa: secondo uno studio dell'Università Ca' Foscari, ogni escursionista spende in media 28 euro in città, contro i 180-200 di chi si ferma almeno una notte. Tuttavia, proprio gli escursionisti sono la maggioranza e creano la congestione maggiore nei ponti, nelle calli strette e sui traghetti. La densità turistica arriva a 23 visitatori per residente nelle giornate di picco: un rapporto che nessuna altra grande città europea raggiunge.
Le cause di questa pressione sono molteplici. Venezia è diventata un "must" nelle liste di viaggio internazionali, amplificata dai social media dove un singolo video virale può attirare decine di migliaia di visitatori aggiuntivi in pochi mesi. Le navi da crociera, fino al 2021, scaricavano in un solo giorno fino a 20.000 passeggeri vicino Piazza San Marco. Il decreto che ha vietato alle grandi navi di entrare nel Bacino di San Marco, entrato in vigore il 1° agosto 2021, ha ridotto il problema ma non l'ha eliminato: molte compagnie hanno semplicemente spostato gli sbarchi a Chioggia o Marghera, mantenendo il flusso verso Venezia in pullman o in treno.
Per rispondere al fenomeno, il Comune ha sperimentato misure progressive. Nel 2018 sono stati installati tornelli automatici in alcuni punti di accesso del centro, utilizzati però solo in occasioni di eccezionale affollamento. Nel 2023 è stato approvato il "contributo di accesso", un biglietto di 5 euro per i turisti giornalieri, entrato effettivamente in vigore il 25 aprile 2024. Il sistema funziona attraverso una registrazione online e controlli random: chi non paga rischia una multa fino a 300 euro. Nei primi mesi di sperimentazione, tra aprile e luglio 2024, sono stati raccolti oltre 2,4 milioni di euro, con circa 485.000 paganti. Peraltro, i risultati sono ancora discussi: secondo alcuni studiosi, l'effetto dissuasivo è stato modesto e molti turisti hanno semplicemente considerato i 5 euro come un costo aggiuntivo. Ciononostante, il sindaco Luigi Brugnaro ha difeso la misura, presentandola come un primo passo verso una gestione più rigorosa.
Gli abitanti, organizzati in associazioni come "Gruppo 25 Aprile" e "Generazione '90", chiedono provvedimenti più radicali. Tra le proposte discusse ci sono il limite al numero giornaliero di visitatori, il tetto alle licenze di strutture ricettive e la revisione del Piano Regolatore per riservare più appartamenti alla residenza stabile. Il problema degli affitti brevi, tipo Airbnb, è centrale: si stima che oltre 9.000 appartamenti veneziani siano oggi destinati agli affitti turistici, cioè circa il 20% del patrimonio abitativo. Questo ha contribuito a far salire i prezzi medi di vendita a 4.800 euro al metro quadro, tra i più alti d'Italia, rendendo impossibile per una famiglia giovane comprare casa nel centro storico.
I negozi storici chiudono uno dopo l'altro, sostituiti da punti vendita di souvenir, paninoteche e gelaterie standardizzate. Una ricerca dell'associazione "Venezia Mia" ha documentato che tra il 2000 e il 2022 oltre 2.500 attività artigianali e commerciali tradizionali hanno cessato l'attività. I vetrai di Murano, i merletti di Burano, le librerie indipendenti, le panetterie storiche: molti sono diventati ricordi. Tuttavia, esistono segnali controcorrente. La fondazione "Casa delle Parole" organizza letture in dialetto veneziano per mantenere viva la lingua locale. Alcuni giovani artigiani stanno aprendo nuove botteghe nel sestiere di Cannaregio, meno turistico. La libreria Acqua Alta, su tutte, è diventata paradossalmente una meta turistica grazie alla sua eccentricità, ma continua a essere un luogo autentico di cultura.
L'UNESCO, peraltro, ha messo più volte in guardia Venezia. Nel 2021 l'organizzazione ha minacciato di inserire la città nella lista nera del Patrimonio in pericolo, decisione rinviata grazie agli impegni assunti dal governo italiano. Se il turismo di massa continuerà a non essere gestito, quindi, il rischio è la perdita dello status UNESCO, accettato nel 1987. Oggi Venezia è un banco di prova per tutte le città d'arte del mondo: come conciliare apertura e protezione, economia turistica e qualità della vita dei residenti, bellezza da condividere e fragilità da preservare. Le risposte non sono semplici, ma il tempo per trovarle sta finendo.