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556 wordsMi chiamo Aurora e un sabato di giugno ho deciso di fare una gita in montagna con due amiche, Lucia e Beatrice. Eravamo stanche della città e ci sembrava di non respirare più tra il rumore, il traffico e le scadenze del lavoro. Abbiamo scelto le Dolomiti, vicino a Cortina d'Ampezzo. Siamo partite da Bologna alle cinque del mattino, con gli occhi ancora pieni di sonno e lo zaino pieno di panini.
Arrivate al parcheggio, il sole era appena sorto e l'aria era così fresca che mi veniva voglia di respirare forte. Abbiamo cominciato il sentiero verso un piccolo lago di montagna. Lucia camminava davanti, sempre energica, mentre Beatrice si fermava ogni cinque minuti per fare foto. Io stavo nel mezzo e guardavo tutto: gli alberi alti, gli uccelli che volavano tra i rami, i fiori gialli che spuntavano dall'erba. A un certo punto abbiamo visto uno scoiattolo sopra una pietra. Ci ha guardate per qualche secondo, poi è sparito nel bosco.
Dopo due ore di cammino siamo arrivate al lago. L'acqua era così limpida che si vedevano i sassi sul fondo. Non c'era nessuno e il silenzio era meraviglioso. Abbiamo steso una coperta sull'erba e abbiamo aperto lo zaino: panini al prosciutto, formaggio, pomodori, una bottiglia di acqua e una di vino bianco. Beatrice ha tirato fuori anche una torta fatta in casa dalla madre. Abbiamo mangiato lentamente, parlando delle nostre vite, dei sogni che avevamo da giovani e di come alcune cose erano cambiate.
Mentre ridevamo, però, il cielo ha cominciato a cambiare colore. Le nuvole erano grigie e pesanti, e pochi minuti dopo ha iniziato a piovere. All'inizio erano gocce piccole, ma in breve tempo è arrivato un temporale vero. Non avevamo portato gli ombrelli perché le previsioni dicevano bel tempo. Ci siamo messe a correre verso il bosco per ripararci sotto gli alberi. Io avevo le scarpe piene d'acqua e Beatrice aveva perso un cappello. Lucia invece rideva e diceva: "Questa è una vera avventura!"
Dopo venti minuti la pioggia è diminuita. Abbiamo ripreso il sentiero tutte bagnate, ma stranamente felici. A volte, le cose che non vanno come avevi pianificato sono quelle che ricordi di più. Scendendo, abbiamo incontrato un vecchio rifugio di pietra. Il proprietario, un signore con la barba bianca, ci ha offerto una cioccolata calda e una coperta. Si è seduto con noi e ci ha raccontato storie di quando era giovane e saliva in montagna ogni giorno.
Quando siamo tornate a Bologna, era già buio. Avevamo le gambe stanche, le spalle doloranti e un raffreddore in arrivo. Ma io, guardando dal finestrino della macchina, ho pensato che non tornavo così felice da tanto tempo. La montagna ti toglie qualcosa e ti dà qualcos'altro: ti toglie i pensieri piccoli e ti dà il senso di quanto è grande il mondo. Il lunedì al lavoro ho raccontato tutto a una collega e lei mi ha detto: "La prossima volta vengo anch'io." Io ho sorriso e le ho risposto: "Va bene, ma porta l'ombrello."