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568 wordsMi chiamo Agnese e abito a Bologna. Lavoro in uno studio di architettura vicino alla stazione centrale. Di solito sono una persona tranquilla e organizzata, ma lunedì scorso ho vissuto una di quelle giornate in cui tutto sembrava andare storto. Ancora oggi, quando ci penso, non so se mi viene da ridere o da piangere.
Tutto è cominciato alle sei e mezza del mattino. La sveglia non è suonata perché la sera prima mi ero dimenticata di caricare il telefono. Quando ho aperto gli occhi, erano già le otto e un quarto, e avevo una riunione importante alle nove. Sono saltata giù dal letto come una molla, ma nella fretta ho urtato il comodino e ho rovesciato un bicchiere d'acqua sul libro che stavo leggendo. Mi sono vestita in fretta, ma mi sono accorta troppo tardi che la camicia aveva una macchia di caffè del giorno prima.
Sono uscita di casa senza fare colazione. Alla fermata dell'autobus ho aspettato quindici minuti, poi ho capito che lunedì c'era sciopero dei mezzi pubblici. Avrei dovuto controllare le notizie, ma ormai era tardi. Ho provato a chiamare un taxi, però anche il taxi tardava. Alla fine ho deciso di andare a piedi, anche se lo studio era a quaranta minuti di cammino. Mentre camminavo, ha cominciato a piovere, e io, ovviamente, non avevo l'ombrello.
Sono arrivata in ufficio alle nove e mezza, bagnata fradicia e con le scarpe piene d'acqua. Il mio capo mi ha guardato senza dire niente, ma i suoi occhi parlavano chiaro. La riunione era già cominciata. Mi sono seduta in fondo, cercando di non disturbare, ma proprio in quel momento il mio stomaco ha brontolato così forte che tutti si sono girati. Una collega ha riso, un'altra mi ha passato una barretta di cereali di nascosto. Ero così imbarazzata che avrei voluto sparire.
Dopo la riunione, pensavo che le cose potessero solo migliorare, ma mi sbagliavo. A pranzo ho rovesciato un piatto di pasta al pomodoro sulla gonna, il computer si è bloccato mentre salvavo un progetto importante, e verso le quattro ho scoperto di aver inviato per sbaglio una mail personale al cliente invece che alla mia migliore amica. Fortunatamente il cliente era una persona simpatica e mi ha risposto con un'emoji sorridente, però io volevo nascondermi sotto la scrivania.
Quando finalmente sono tornata a casa, erano le otto di sera. Ho aperto la porta, ho lasciato cadere la borsa e mi sono seduta sul divano senza togliermi neanche le scarpe. Ho chiamato mia sorella e le ho raccontato tutto. Lei è scoppiata a ridere e mi ha detto: "Agnese, domani sarà un altro giorno, vedrai". Aveva ragione. Mi sono preparata una tisana, ho guardato un film stupido e mi sono addormentata sul divano. Il martedì mattina la sveglia ha suonato puntuale, non pioveva, e la camicia era pulita. A volte, ho pensato, una giornata storta serve solo a farti apprezzare di più quella dopo.