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572 wordsMi chiamo Melissa e ho ventotto anni. Vivo a Firenze e lavoro in una libreria del centro. Un anno fa ho vissuto la prima vera delusione d'amore della mia vita. All'inizio pensavo che non sarei mai stata bene di nuovo, però adesso, con un po' di distanza, riesco a parlarne con più serenità.
Lui si chiamava Luca. Stavamo insieme da quasi tre anni. Ci eravamo conosciuti a una festa di compleanno di un'amica comune e, fin dalla prima sera, tra noi era scattato qualcosa. Eravamo molto diversi: io tranquilla e un po' timida, lui estroverso e sempre pieno di idee nuove. All'inizio questa differenza mi piaceva, perché sentivo di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Però, con il passare del tempo, ho cominciato a notare che lui non si fermava mai. Era sempre di corsa, sempre con la testa altrove.
Una sera di primavera, mentre cenavamo insieme, mi ha detto che aveva bisogno di parlarmi. Io avevo sentito qualcosa nella sua voce e avevo già capito che non era una buona notizia. Mi ha raccontato che da qualche mese si sentiva confuso, che non era sicuro dei suoi sentimenti, che forse avevamo bisogno di una pausa. Io non sapevo cosa dire. Ho solo chiesto: "Una pausa o la fine?". Lui ha abbassato lo sguardo e mi ha risposto: "Forse la fine". In quel momento ho sentito una specie di vuoto allo stomaco, come quando si cade.
I primi giorni sono stati terribili. Non riuscivo a mangiare, non riuscivo a dormire. Guardavo il telefono ogni dieci minuti, sperando in un messaggio che non arrivava. Mia madre mi chiamava ogni sera e cercava di consolarmi, ma le sue parole mi sembravano lontane. La mia migliore amica, Chiara, è venuta a stare da me per una settimana. Abbiamo guardato film, abbiamo pianto, abbiamo riso, abbiamo mangiato troppi biscotti. Lei mi ripeteva sempre: "Melissa, adesso fa male, ma passerà". Io non le credevo.
Dopo circa un mese, ho deciso di fare qualcosa per me stessa. Mi sono iscritta a un corso di ceramica, una cosa che avevo sempre voluto provare. All'inizio andavo solo per non stare a casa, però piano piano ho cominciato a divertirmi davvero. Modellare l'argilla con le mani mi rilassava. Ho conosciuto persone nuove, ho fatto amicizia con una signora di sessant'anni che è diventata una specie di seconda madre per me. Ogni tanto pensavo ancora a Luca, ma sempre meno.
Oggi, a distanza di un anno, posso dire che sto bene. A volte lo incontro per caso in centro e ci salutiamo con un sorriso gentile, senza rancore. Ho capito che la fine di quella storia non era un fallimento, ma solo una fase della vita. Se qualcuno adesso mi chiedesse cosa direi a una persona che sta passando quello che ho passato io, risponderei solo questo: dagli tempo al cuore. Il dolore non sparisce subito, ma un giorno, senza accorgertene, ti svegli e respiri meglio. E allora capisci che sei pronto per una storia nuova.