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559 wordsMi chiamo Vittorio e il mese scorso ho fatto un trasloco che non dimenticherò mai. Dopo dieci anni nello stesso appartamento a Genova, ho deciso di cambiare casa. La nuova era più piccola, ma aveva un balcone con vista sul porto e un affitto più basso. Sembrava una scelta semplice, invece il giorno del trasloco è stato un disastro quasi comico.
Il venerdì sera avevo preparato tutti gli scatoloni, o almeno così pensavo. In realtà avevo sottovalutato tutto: i libri, i vestiti, la cucina piena di pentole e piatti che non usavo da anni. La mattina del sabato, quando sono arrivati i due ragazzi dell'agenzia di traslochi, hanno guardato il caos e uno di loro mi ha detto: "Signore, qui ci vuole una settimana, non una mattinata." Io ho sorriso imbarazzato e ho risposto: "Cominciamo, vedrete che ce la faremo."
I problemi sono iniziati quasi subito. Mentre scendevamo il divano dalle scale, si è incastrato tra il terzo e il secondo piano. Non si muoveva né in avanti né indietro. Abbiamo provato per venti minuti, sudando e imprecando sottovoce. Alla fine la vicina del secondo piano, una signora che non parlava mai con nessuno, è uscita dalla sua porta e ha proposto di girare il divano in verticale. Non ci avevamo pensato. In cinque minuti il divano era sceso. Le ho regalato una bottiglia di vino come ringraziamento e lei ha sorriso per la prima volta in dieci anni.
Il viaggio fino alla casa nuova era breve, solo dieci minuti, ma il furgone si è fermato al semaforo rosso e il guidatore ha frenato bruscamente. Nel retro si sono rotti due bicchieri di cristallo che mi aveva regalato mia nonna. Quando li ho visti rotti, mi è venuto un piccolo nodo in gola. Non erano oggetti preziosi, ma avevano una storia. Ho messo i pezzi in una scatola, con l'idea di provare a ripararli. Poi ho capito che a volte è meglio lasciare andare.
Arrivati alla casa nuova, sono cominciati altri problemi. Il letto matrimoniale non passava dalla porta della camera. Abbiamo dovuto smontarlo, ma il ragazzo più giovane aveva perso le viti. Siamo andati al ferramenta più vicino, che per fortuna era aperto. Il proprietario, un signore anziano con gli occhiali sulla punta del naso, mi ha fatto una lezione di dieci minuti sui diversi tipi di vite. "Oggi i giovani non sanno più niente," ha detto con un sorriso paterno. Io ho annuito, anche se non avevo capito quasi nulla.
La sera, verso le venti, finalmente tutto era nella nuova casa. Gli scatoloni erano ovunque, ma almeno ero dentro. Ho aperto una bottiglia di birra, ho mangiato una pizza da asporto e mi sono seduto sul balcone. Guardavo le luci del porto e le navi che entravano e uscivano. Ero esausto, avevo mal di schiena e una vecchia graffiatura sul braccio, ma mi sentivo stranamente in pace. Cambiare casa non è solo spostare oggetti, è lasciare andare una vita vecchia e cominciarne una nuova. Il lunedì mattina avrei ancora venti scatoloni da aprire, ma quella notte ho dormito come non dormivo da anni.