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572 wordsQuella Pasqua non la dimenticherò mai. Mi chiamo Flaminia e vivo a Napoli, ma due anni fa sono andata a passare le feste da mia sorella Gilda, che si era trasferita in un piccolo paese della Basilicata dopo il matrimonio. Era la prima volta che facevo Pasqua lontano da casa mia e avevo sentimenti misti: ero contenta di vedere lei e mio cognato Renato, ma mi mancava un po' mia madre.
Sono arrivata il sabato santo nel pomeriggio. Faceva già caldo e il cielo era di un azzurro bellissimo. Mia sorella mi aspettava alla stazione con il piccolo Dante, mio nipote, che aveva quattro anni. Appena mi ha visto è corso verso di me gridando: «Zia, zia!». Mi ha abbracciato fortissimo. In quel momento ho capito che avevo fatto bene a venire. A casa loro c'era già un profumo meraviglioso. Gilda stava preparando il casatiello, il pane salato tipico con uova, salumi e formaggi dentro.
La domenica mattina ci siamo svegliati presto. Alle nove siamo andati tutti alla messa nella piccola chiesa del paese. La chiesa era piena, e molte signore anziane avevano vestiti colorati. Dopo la funzione, abbiamo salutato i vicini sul sagrato. Tutti ci invitavano a prendere un caffè o un pezzo di colomba, ma Gilda diceva che dovevamo tornare a casa perché il forno ci aspettava. Alle undici è arrivata anche la suocera di mia sorella, la signora Enza, con due vassoi enormi di pastiera.
Il pranzo è iniziato a mezzogiorno e mezzo. Eravamo in dodici: noi di famiglia, alcuni zii di Renato e due vicini che erano soli. La tavola era lunghissima, con la tovaglia buona di lino e le uova di cioccolato decorate accanto a ogni piatto. Come antipasto abbiamo mangiato il casatiello e un po' di salumi. Poi sono arrivati i tagliolini con sugo d'agnello, che la signora Enza aveva preparato la sera prima. Io non avevo mai mangiato un sugo così buono: la carne era morbida e profumava di rosmarino e vino rosso.
Per secondo c'era l'agnello al forno con le patate. A un certo punto Dante ha chiesto: «Ma l'agnello è l'amico di Pasqua?». Siamo rimasti tutti in silenzio, poi Renato ha cambiato discorso parlando delle uova sode. È stato un momento un po' difficile, ma anche dolce, perché il bambino faceva domande importanti. Dopo il secondo abbiamo mangiato la pastiera e la colomba, bevuto un po' di rosolio fatto in casa e preso il caffè. Erano già le quattro del pomeriggio.
Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata nei campi intorno al paese. C'erano fiori gialli dappertutto e il sole era caldo ma non forte. Dante correva davanti a noi con un palloncino rosso. Io e Gilda abbiamo parlato tanto, di nostra madre, del nostro passato, dei suoi progetti futuri. Mi ha detto che forse l'anno prossimo avranno un altro bambino. Siamo tornate a casa con le guance rosse e il cuore leggero. Quella sera ho mandato una foto a mia madre, che era rimasta a Napoli con le zie. Lei mi ha risposto: «Bene, la famiglia si allarga, ma resta sempre una». Aveva ragione, come sempre.