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576 wordsMi chiamo Ruggero e vivo a Torino. A settembre dell'anno scorso sono andato al matrimonio del mio migliore amico Leonardo. Ci conosciamo dall'asilo, abbiamo fatto insieme le elementari, le medie, il liceo e perfino l'università. Ero molto emozionato, perché lui mi aveva chiesto di essere il suo testimone. Non me l'aspettavo, ma ho detto subito di sì.
Il matrimonio era in Puglia, vicino a Ostuni, perché la sposa, Vittoria, è di lì. Siamo partiti il venerdì pomeriggio con la macchina: io, la mia ragazza Petra e altri due amici. Abbiamo guidato per più di nove ore e siamo arrivati all'hotel stanchissimi. Però, quando ho visto il mare dal balcone, tutta la stanchezza è sparita. L'acqua era trasparente e il sole stava scendendo dietro gli ulivi. Sembrava un sogno.
Il matrimonio era il sabato a mezzogiorno, in una piccola chiesa di campagna bianca come il latte. Io avevo un completo blu scuro nuovo e mi sentivo un po' strano perché di solito porto magliette e jeans. Leonardo era già fuori dalla chiesa con i genitori quando sono arrivato. Era pallido e gli tremavano le mani. Gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto: «Tranquillo, tra un'ora è tutto finito». Abbiamo riso. Poi è arrivata Vittoria con il padre. Era bellissima. Portava un vestito semplice, senza troppi decori, con un velo lungo.
Durante la cerimonia ho pianto due volte: la prima quando hanno scambiato le promesse, la seconda quando Leonardo ha detto il «sì». Io che non piango mai! Alla fine della messa abbiamo lanciato il riso fuori dalla chiesa e tutti applaudivano. Gli sposi sono saliti su una vecchia Fiat 500 decorata con nastri bianchi e siamo andati tutti al ristorante. Era una masseria antica con un grande giardino di ulivi e un lungo tavolo sotto un pergolato di vite.
Il pranzo è durato cinque ore. Abbiamo mangiato orecchiette con il sugo di pomodoro fresco, polpette al forno, pesce alla griglia, friselle con mozzarella e pomodori, e tanti dolci tipici: mostaccioli, pasticciotti, mandorle zuccherate. Gli sposi hanno tagliato una torta a tre piani. Io ho fatto il discorso del testimone verso le cinque del pomeriggio. Avevo scritto tutto su un foglio, ma quando mi sono alzato ho messo il foglio in tasca e ho parlato con il cuore. Ho detto che Leonardo è come un fratello e che con Vittoria ha trovato la persona giusta. Tutti piangevano e applaudivano.
La festa è continuata fino a notte fonda. Abbiamo ballato la pizzica con una piccola orchestra di musicisti del posto. Petra ha imparato subito i passi, io invece ho fatto ridere tutti perché ero lentissimo. Verso le due di notte siamo tornati in hotel con i piedi che facevano male e le guance rosse di vino e di felicità. Il giorno dopo, a pranzo, Leonardo e Vittoria ci hanno salutato prima di partire per il viaggio di nozze in Grecia. Lui mi ha abbracciato forte e mi ha detto: «Grazie di tutto». Io gli ho risposto: «Grazie a te per avermi fatto vivere questa giornata». Non la dimenticherò mai.