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577 wordsMi chiamo Sara e vivo a Genova. L'estate del 2019 è stata la più importante della mia vita. Avevo diciannove anni, avevo appena finito il liceo e non sapevo ancora cosa volevo fare all'università. I miei genitori mi stavano mettendo un po' troppa pressione, e io sentivo il bisogno di prendere una decisione senza di loro. Così, quando una mia amica mi ha proposto di andare a lavorare come cameriera in Sardegna per tre mesi, ho detto di sì senza pensarci troppo.
Siamo partite il venti giugno con il traghetto da Genova a Olbia. La traversata è durata una notte. Non siamo riuscite a dormire, perché eravamo troppo agitate. Abbiamo passato ore sul ponte a guardare il mare nero, e abbiamo parlato di tutto: della scuola finita, dei nostri sogni, di ragazzi. Quando la nave si è avvicinata alla costa sarda e ho visto quelle luci lontane, ho sentito qualcosa muoversi dentro. All'improvviso ho capito che qualcosa stava per cambiare, anche se non sapevo ancora cosa.
Il lavoro era in un piccolo ristorante di pesce a Cala Gonone. Il proprietario si chiamava Antonio, aveva settant'anni e una voce grave come un motore. All'inizio mi sembrava un po' burbero, ma dopo qualche giorno ho capito che era soltanto timido. Il primo mese è stato durissimo: otto ore al giorno in piedi, caldo, clienti esigenti, piatti da portare con un braccio solo. Più di una volta ho pensato di mollare tutto e tornare a casa. Ma la mia amica mi diceva: "Aspetta almeno un altro po'". E io aspettavo.
A luglio, ho conosciuto Matteo. Faceva il bagnino sulla spiaggia davanti al ristorante. Era di Cagliari, aveva gli occhi verdi e una pelle già scurissima di sole. Una sera, dopo il turno, mi ha invitata a fare un bagno di notte. All'inizio avevo paura, perché il mare di notte mi sembrava nero e infinito. Poi lui mi ha preso per mano e mi ha detto: "Fidati". Ci siamo tuffati insieme e ho provato una felicità strana, semplice, che non avevo mai sentito prima. Quella notte siamo rimasti sulla spiaggia fino alle quattro del mattino, a parlare di cose serie e cose stupide.
Nelle settimane successive, Matteo ed io siamo diventati inseparabili. Mi ha portata a vedere i nuraghi, mi ha insegnato qualche parola in sardo, mi ha fatto assaggiare il pecorino vero e il pane carasau. Ma, a parte lui, è stata la Sardegna stessa a cambiarmi. La luce forte, il silenzio della campagna, il rumore delle cicale. Per la prima volta riuscivo a stare bene con me stessa, senza pensare continuamente al futuro. Ho cominciato a leggere di nuovo, a scrivere un diario, a camminare da sola la mattina presto sul bagnasciuga.
Il ventidue settembre sono tornata a Genova. Avevo la pelle scura, i capelli schiariti dal sole e una sensazione nuova dentro. Non stavo più con Matteo — abbiamo deciso insieme che la distanza era troppa — ma non ero triste. Qualche giorno dopo, ho detto ai miei genitori che volevo studiare biologia marina, e non economia come avrebbero voluto loro. Mia madre ha fatto una faccia strana, mio padre è rimasto in silenzio. Ma io sapevo, finalmente, di avere la risposta giusta. Quell'estate non è stata solo una vacanza. È stata un piccolo inizio.