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548 wordsMi chiamo Umberto e vengo da un piccolo paese in Emilia-Romagna. Quando ero bambino, ogni domenica andavo a pranzo dai miei nonni, e mia nonna Assunta preparava sempre i tortellini in brodo. Per me quei tortellini erano la cosa più buona del mondo. Avevano un sapore speciale che non ho mai trovato in nessun altro posto. Negli anni ho provato tanti ristoranti, ma niente era come la pasta fatta da lei.
L'anno scorso mia nonna è mancata. Aveva novantadue anni e fino all'ultimo ha cucinato per tutta la famiglia. Dopo il funerale, ho capito una cosa triste: nessuno in famiglia sapeva fare i suoi tortellini. Lei non aveva mai scritto la ricetta. Tutto era nella sua testa e nelle sue mani. Allora ho deciso che dovevo imparare io. Non volevo che quel sapore sparisse per sempre.
Un sabato mattina di febbraio sono andato a casa di mia zia Clara, la sorella minore della nonna. Lei aveva aiutato spesso Assunta in cucina da giovane e si ricordava qualcosa. Quando sono arrivato, faceva freddo e c'era la nebbia. In cucina però c'era già la farina sul tavolo e l'odore buono del ragù. Zia Clara mi ha detto: «Adesso ti insegno, ma devi usare le mani, non la bilancia». All'inizio ero un po' nervoso, perché non avevo mai fatto la pasta fresca.
Abbiamo preparato la sfoglia insieme. Lei mescolava la farina e le uova, e io guardavo con attenzione. La pasta doveva essere liscia e morbida, non dura. Poi abbiamo steso la sfoglia con il mattarello: era un lavoro lungo e faticoso. Le mie braccia facevano già male dopo dieci minuti, ma mia zia rideva e diceva che la nonna lo faceva in metà del tempo. Per il ripieno abbiamo usato carne di maiale, mortadella, prosciutto, parmigiano e un po' di noce moscata. Quel profumo mi ha riportato indietro di trent'anni, alla cucina della nonna.
Chiudere i tortellini è stato difficilissimo. Le prime dieci volte ho sbagliato e la pasta si apriva. Mia zia mi ha mostrato il movimento giusto con il dito e dopo un'ora finalmente ho fatto il mio primo tortellino perfetto. Era piccolo, un po' strano, ma era mio. Abbiamo lavorato fino alle due del pomeriggio e alla fine avevamo un vassoio pieno. Quando li abbiamo messi nel brodo di cappone, la cucina profumava esattamente come una volta.
Abbiamo mangiato insieme, seduti al tavolo della cucina. Il primo cucchiaio è stato un momento che non dimenticherò mai. Il sapore era quasi uguale a quello della nonna. Non era identico, perché ogni mano è diversa, ma era molto vicino. Mia zia mi ha guardato e ha detto con gli occhi lucidi: «Brava Assunta, è ancora qui con noi». Adesso ogni mese invito la famiglia a casa mia e preparo i tortellini. Scriverò la ricetta quest'estate, così anche i miei nipoti potranno impararla un giorno. Non voglio che si perda di nuovo.