Italian Text
571 wordsMi chiamo Davide e sono cresciuto a Lecce, in Puglia. La mia prima cotta, quella vera, è arrivata quando avevo tredici anni. Si chiamava Chiara e faceva la terza media con me. Aveva i capelli castano scuro, un po' lunghi, e un sorriso storto che le rendeva la bocca asimmetrica. Non era la ragazza più bella della classe, almeno secondo gli altri, ma per me lo era. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso.
Tutto è cominciato a novembre, durante una lezione di storia. La professoressa aveva diviso la classe in coppie per preparare una presentazione sugli antichi romani. Il caso ha voluto che finissi con Chiara. Quando la professoressa ha letto i nostri nomi insieme, ho sentito il cuore che andava a mille. Lei, invece, ha detto semplicemente "Va bene" e ha cominciato a organizzarsi senza nessuna emozione. All'epoca pensavo che le ragazze fossero più mature dei ragazzi, e forse avevo ragione.
Abbiamo deciso di lavorare insieme a casa sua il sabato pomeriggio. Quella settimana ho avuto la testa da un'altra parte, non mi ricordo neanche cosa ho mangiato a scuola. Il sabato è arrivato e io sono uscito di casa con la camicia stirata, una camicia che non avevo mai messo prima, perché normalmente giravo sempre in tuta. Mia madre mi ha guardato stupita e mi ha detto: "Hai un appuntamento?". Io sono diventato rosso come un peperone e ho risposto di no.
A casa di Chiara, sua madre ci ha offerto biscotti e succo d'arancia. Noi ci siamo messi a studiare nel salotto, seduti sul divano con i libri sulle ginocchia. A un certo punto, mentre spiegavo qualcosa su Giulio Cesare, la nostra mano si è toccata per sbaglio. Lei ha fatto finta di niente, io invece sono rimasto bloccato per qualche secondo. Ho pensato di aver smesso di respirare. Poi lei mi ha guardato con quel suo sorriso storto e ha detto: "Scusa". Io ho risposto: "Figurati". Ma dentro, tutto stava tremando.
Nei mesi successivi, la nostra amicizia è cresciuta. Abbiamo preso sei in quella presentazione, non granché, ma io non me n'è importato nulla. Siamo diventati più vicini e uscivamo spesso in gruppo con gli altri compagni. Lei, però, non si è mai accorta di niente, o forse ha fatto finta. A marzo, un lunedì mattina, ho saputo che stava con Andrea, un ragazzo di seconda liceo. Quel giorno, a scuola, ho avuto la sensazione che il mondo fosse finito. Sono tornato a casa e mi sono chiuso in camera. Non ho pianto, ma ho ascoltato la stessa canzone per tre ore di fila.
Oggi Chiara vive a Milano e fa la biologa. Ogni tanto ci vediamo su Instagram, ci mandiamo qualche messaggio per i compleanni, niente di più. Le prime cotte, con il tempo, si trasformano in ricordi dolci, un po' ridicoli. Quando ripenso a quel Davide con la camicia stirata che sudava sul divano di una ragazza, sorrido con tenerezza. Eravamo così piccoli, così seri, così convinti che ogni sentimento fosse eterno. Non lo era, ovviamente. Ma è stato importante lo stesso. Perché imparare a provare qualcosa, anche quando fa male, è comunque imparare qualcosa su sé stessi.