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572 wordsMi chiamo Valerio e quando ho trovato il mio primo appartamento avevo ventiquattro anni. Fino a quel momento avevo sempre vissuto con i miei genitori, in una casa grande alla periferia di Bologna. Mia madre cucinava tutte le sere, mio padre aggiustava le cose quando si rompevano e io, onestamente, non sapevo nemmeno come si pagava una bolletta. Però, dopo aver finito l'università e aver iniziato il mio primo lavoro, ho capito che era arrivato il momento di provare a stare da solo.
Ho cercato per più di due mesi prima di trovare il posto giusto. Ne ho visti una decina: alcuni erano troppo cari, altri erano umidi, uno aveva la cucina in salotto e un bagno senza finestra. Finalmente ho trovato un monolocale al terzo piano di un vecchio palazzo nel centro storico. Non era grandissimo, ma aveva un balconcino che dava su una piazzetta tranquilla, con un bar e un fiorista. Appena sono entrato ho capito che era quello giusto, anche se il pavimento scricchiolava e le finestre erano un po' vecchie.
Il giorno del trasloco è stato più faticoso di quello che immaginavo. Mio fratello mi ha aiutato con gli scatoloni e un amico ci ha prestato il furgone. Mentre salivamo le scale, ho pensato che in quella vecchia casa qualcun altro stava vivendo la stessa emozione. Quando finalmente ho chiuso la porta a chiave e sono rimasto solo, in mezzo a tutti quegli scatoloni, ho sentito una strana mescolanza di gioia e paura. Era la mia casa, ma non sembrava ancora davvero mia.
Le prime settimane sono state difficili. Bruciavo la pasta, dimenticavo di comprare il sapone, una volta ho fatto scattare l'allarme antincendio cercando di fare una pizza. Le bollette arrivavano e ogni volta restavo sorpreso da quanto costasse l'elettricità. Mi chiamava mia madre ogni sera per chiedermi se avevo mangiato, e io, per orgoglio, le dicevo sempre di sì, anche quando la mia cena era un panino e una mela. Però, piano piano, ho imparato. Ho scoperto il supermercato più economico del quartiere, ho imparato a fare il ragù come lo faceva mia nonna e ho capito come funzionava il termosifone.
Dopo qualche mese, l'appartamento ha iniziato davvero a sembrarmi casa. Ho comprato alcune piante, una piccola libreria di seconda mano e un tappeto che avevo visto al mercato dell'usato. Ho invitato gli amici a cena e abbiamo riso fino a tardi, bevendo vino economico e ascoltando musica. Ho scoperto il piacere di tornare a casa dopo una giornata lunga e trovare tutto esattamente come l'avevo lasciato, senza nessuno che sposta le mie cose. Allo stesso tempo, però, ho scoperto anche la solitudine, quella vera, quella che a volte, la domenica sera, pesa un po'.
Oggi vivo ancora in quel monolocale e, anche se un giorno cambierò casa, so che non lo dimenticherò mai. Là dentro ho imparato a cucinare, a pagare le bollette, a prendermi cura di me stesso. Ho pianto qualche volta, ho festeggiato tanto, ho scritto lettere, ho ascoltato la pioggia dal balconcino con una tazza di tè in mano. Credo che ognuno abbia bisogno, almeno una volta nella vita, di un posto solo suo, dove imparare chi è davvero. Per me, quel posto è stato il mio primo appartamento.