Italian Text
558 wordsMi chiamo Michele e ho trentun anni. Lavoro come programmatore a Milano. Vi racconto una storia successa qualche settimana fa, un sabato sera, quando ho perso il mio telefono. Vi sembrerà una cosa piccola, ma in quel momento mi è sembrata una tragedia. Non avevo capito prima quanto dipendessi da quell'oggetto.
Era uscito con due amici, Luca e Paola, per bere qualcosa dalle parti dei Navigli. Avevamo cenato prima in una pizzeria e poi eravamo andati in un bar affollato. Il locale era pieno di gente, la musica era alta, e c'era una bella atmosfera. Ho messo il telefono nella tasca dei jeans e me ne sono dimenticato per un po'. Dopo un'ora, quando volevo controllare l'orario, ho infilato la mano in tasca e non ho trovato niente. Ho controllato l'altra tasca, la giacca, la borsa degli amici. Niente.
All'inizio ho pensato: "Tranquillo, sarà sul tavolo". Siamo tornati al tavolo dove eravamo seduti prima. Non c'era. Ho chiesto ai ragazzi seduti vicino a noi se avessero visto qualcosa. Non l'avevano visto. A quel punto ho cominciato ad andare in panico. Tutti i contatti, le foto, le password, i messaggi: era tutto lì dentro. Paola, gentilissima, mi ha dato il suo telefono per provare a chiamare il mio. Ho chiamato tre volte. Suonava libero, ma nessuno rispondeva. Poi, alla quarta chiamata, il telefono era spento.
In quel momento ho capito che qualcuno l'aveva rubato. Mi sono sentito stupido, ingenuo, furioso. Come avevo fatto a non stare più attento? Luca, che è sempre quello pratico del gruppo, mi ha detto di mantenere la calma. Siamo andati dal proprietario del locale e gli abbiamo spiegato la situazione. Lui ci ha detto che purtroppo succedeva spesso, e ci ha consigliato di andare subito dai carabinieri per fare denuncia. Così abbiamo fatto. La stazione dei carabinieri era a dieci minuti a piedi. Il carabiniere che ci ha accolto era giovane e stanco, ma è stato paziente. Ha preso tutti i miei dati, il numero seriale del telefono, e mi ha dato una copia della denuncia.
Quando sono tornato a casa, verso le due di notte, mi sentivo completamente svuotato. Non avevo più il telefono, non sapevo come contattare nessuno, non ricordavo nemmeno il numero di mia madre a memoria. Ho acceso il computer, ho cambiato tutte le password più importanti, e ho bloccato la carta collegata al conto. Il giorno dopo sono andato in un negozio per comprare un telefono nuovo, più economico di quello che avevo. Mi è costato più di quanto volessi, ma non avevo scelta.
Dieci giorni dopo, una domenica mattina, ho ricevuto una chiamata dai carabinieri. Avevano ritrovato il mio telefono. Era stato trovato in un bidone della spazzatura a un chilometro dal locale, spento e senza SIM. Non funzionava più, ma almeno ho recuperato le foto dal cloud. Da quel giorno tengo il telefono in una tasca interna, con la chiusura. E soprattutto, ogni tanto lo lascio a casa di proposito, per ricordarmi che posso vivere anche senza. A volte, ho pensato, perdere qualcosa ti fa capire quanto valeva davvero.